Questo non è un blog, è un diario. Quindi se vi annoia leggere le giornate noiose di una ragazza noiosa non faccio per voi, davvero. Sono di Roma, mi piace leggere, suonare il piano e i gatti.
lunedì 12 agosto 2013
Spesso mi sono resa conto che la gente, pur dichiarandosi atei, professa comunque una religione, spesso inconsapevolmente.
Come primo esempio mi vengono in mente coloro che si dedicano totalmente al loro ragazzo, annullandosi e rifiutando di vedere del negativo in loro, pur magari avendo delle corna degno di qualunque alce.
Ci sono poi coloro il cui dio diventa la televisione, le tv show, i reality, Gossip Girl e la loro vita deve essere simile, altrimenti sarebbe vuota e senza senso.
Ci sono coloro che ergono a dio se stessi, non si informano o se lo fanno è soltanto per poter poi esprimere la propria opinione che è necessariamente migliore.
Ci sono coloro che hanno un’autostima così bassa da vedere tutti gli altri come migliori, cercano di emulare la massa, vogliono far parte di un gruppo per sentirsi veri, per sentirsi esseri umani.
Ci sono coloro che si aggrappano ai libri, alla cultura, e in ogni loro parola senti l’eco di una citazione neanche troppo assimilata.
Ci sono coloro che dichiarano di seguire un dio-ideologia, che è l’unica e vera e attendibile.
Ci sono coloro il cui dio è la distruzione, l’andare controcorrente, bruciare i dei degli altri.
martedì 2 luglio 2013
sfogo
Nervosismo. Quando le persone iniziano a criticare il tuo modo di vivere, di fare, e il modo di vivere della famiglia, come se il loro fosse in qualche modo migliore perché è quello che fanno tutti, si è sempre fatto così, e siccome io, noi non facciamo come gli altri allora non capiamo proprio nulla, è un sillogismo, certo, ovvio.
Se da quando sono nata sono solita a passare due settimane in Finlandia, al lago, in mezzo alla natura, al silenzio, a fare piccole cose quotidiane e rilassanti come leggere, mangiare sempre cose nuove, fare la sauna, prendere il poco sole che c'è e nuotare, non c'è bisogno che mi fai sentire la tua velata opinione della "vera" vacanza, all'insegna dell'alcool, delle nottate in bianco e delle scopate facili, soprattutto quando in realtà una vacanza così non l'hai mai avuta e la vivi soltanto nella tua immaginazione o bevi insieme ai tuoi genitori, cosa triplamente più triste.
A volte penso la gente decida da sola cosa è "fashion" e cosa no, e cerca di viverla così anche se non è magari neanche quello che la fa sentire meglio. In questi tempi vanno di moda le scopamicizie, perché bisogna dimostrare che la donna è emancipata e non si possono chiamare troie, e quindi tutti vogliono una cosa da botta e via, per dimostrare agli altri e a se stesse che si può. E chi non fa lo stesso è una sfigata, un asociale, una che non capisce niente e soprattutto non è degna di far parte della compagnia. Tutto questo magari mentre è proprio quella persona la prima ad essere presa in giro da tutti a sua insaputa, proprio perché non è spontanea per nulla.
L'apparenza, il mostrarsi, farsi le foto anche quando si va a prendere un gelato per far vedere che nell'uscire di casa ci si è acchittati come meglio si poteva perché "chissà chi mi vede poi", spettegolare su ragazzi e su con chi stanno, chi frequentano, anche se lui neanche sa come ti chiami e non ti riconoscerebbe per strada, sono tutte cose che vedo quotidianamente, a volte mi ci sono lasciata coinvolgere anche io e in seguito mi sono fatta schifo da sola. Penso a cosa potrebbe dire di me gente che io non so neanche che esistono. Penso che vorrei essere libera di fare quello che voglio, ma non per dire al mondo che faccio quello che voglio. Penso che bisognerebbe abbattere tutte quelle ragazzine superficiali che chiamano "amore" chiunque capiti davanti, anche se spesso sono le mie stesse amiche (superficiali). Penso che si dovrebbe intavolare un discorso più serio senza essere guardati come un alieno prima di essere ignorati per mostrare la nuova sigaretta elettronica.
Penso che pretendo troppo, però.
domenica 16 giugno 2013
Con te non c’è bisogno di dimostrazioni, di gesti eclatanti. Non c’è bisogno di tenerci per mano per far vedere a tutti che stiamo insieme, di scriverci frasi dolci su Facebook e di andare ovunque come coppia e in quanto coppia. Se dovessi descrivere la nostra relazione con un gesto sceglierei gli abbracci. I momenti brevi di abbandono tra le braccia dell’altro, il tuo viso nell'incavo del collo, gli occhi chiusi. O le risatine durante i baci. E senza dircelo a voce alta lo sappiamo che quei momenti esistono perché abbiamo bisogno di aggrapparci l'uno all'altra, ogni tanto, di condividere i pensieri oppressivi, le paure, le paure che l'altro se ne vada. Un abbraccio, un bacio fugace a volte è tutto ciò di cui ho bisogno. Ed è bello perché non c'è bisogno di cene a lune di candela ma piuttosto osservarti cucinare per me mentre mi prendi in giro che non sono capace e vederti felice quando mangio tutto e con gusto; non ho bisogno di parole infinite e dichiarazioni e messaggi chilometrici in cui mi dichiari amore eterno quando lo sappiamo che niente è eterno; non ho bisogno di passare ogni giorno insieme a te, perché dentro di me ci sei sempre, quando passo un po' di tempo da sola, o con le amiche, o litigando con i miei. Il bello di noi è che non esistono le promesse, che anzi mi dici che forse non ci sarai per sempre perché quello che vuoi fare di stesso è più importante di quello che vuoi fare di noi, eppure resti sempre, nonostante i miei lamenti le gelosie e i momenti di attaccamento ossessivo, nonostante le volte in cui mi sono sentita troppo dipendente e ti ho messo alla prova, anche con un pizzico di crudeltà. Resti senza catene o costrizioni o radici, ma saldo dentro la nostra storia.
Sono debole, fragile. Solo a pensare di stare senza di lui mi viene il groppo alla gola, i crampi allo stomaco, iniziano a tremarmi le gambe. Mi sento soffocare, svenire. E’ passato tanto di quel tempo dal primo ti amo, dalla prima volta, da quando tutto sembrava bello e nuovo, e penso che dovrei iniziare a vivere il tutto con meno trasporto, con meno foga, con più decoro, con più orgoglio, con più calma, ma non ci riesco. Quando mi dice che esce e non con me e nascondo sempre quel pizzico di ansia che sale: chissà con chi è? Che fa? Con chi parlerà? E’ da pazzi, da gelosi ossessivi, e lo so che non mi tradisce, che dovrei stare tranquilla, ma se si tratta di lui è impossibile, tranne in quei pochi momenti in cui mi accarezza, così, con una cura minuziosa in cui mi fa venire da piangere perché è troppo bello, o quando mi dice che mi preferisce senza trucco perché sono bella lo stesso, più bella. Il resto del tempo mi vedo con i miei occhi e non ci credo che può amare una come me, la immagino con una ragazza più bella, meno lamentosa, con le sue stesse idee e che non sbadiglia quando parla dei suoi interessi; ho paura del giorno in cui non dirà più che le mie sono soltanto delle stupide paure, del giorno in cui non mi rassicurerà più, e soprattutto la sera, da sola, vengono certi pensieri per cui lui non mi ama, non mi ha mai amata e sta con me per l’abitudine e perché per ora gli va bene così. Io invece lo amo, lo amo tantissimo e mi appoggio a lui più di quanto sarebbe furbo, ma la maggior parte delle volte ne vale la pena ed è tutto fantastico. Il nostro amore è ancora il nuovo, il brivido delle prime volte ma anche la sicurezza della stabilità, l’isola sicura, il punto di approdo dopo ogni fatica.
Ma a volte mi riduco talmente male, e da sola, che non so se sapendo tutto questo due anni fa avrei accettato di uscire con lui.
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venerdì 24 maggio 2013
Mi dici che ti manco, che quello che avevamo noi non ce l’aveva nessun altro, che non capisci perché ci siamo persi di vista e quasi non ci parliamo più, di certo non ci confidiamo più nulla. Allora, capisci una cosa. Io ho deciso di chiudere i rapporti, di perderti di vista. Io ho deciso di non confidarti più nulla, perché ho capito che non ne valeva la pena, che i momenti belli non compensavano quelli ad urlare e a piangere mentre tu facevi l’orgogliosa e quella che alla fine non gli importava niente, il tutto mentre facevi la troietta in giro e nessuno poteva dire che ti stavi comportando da bambina viziata. Io capisco che ti manco, perché quando mai la troveresti un’amica come me, e lo dico nonostante abbia l’autostima bassa, nonostante per dire quello che sto per dire ora devo raccogliere tutta la sicurezza che ho su quanto valgo.
Credo che non la troverai un’amica come me, che dice le cose come stanno, a cui a volte scappa un po’ di sarcasmo ma alla fine ti difende sempre a spada tratta. Che ad alcuni, a molti in verità, questo atteggiamento non è che piace, ma a te si, ridevi sempre e mi stimavi anche, per il mio fare pungente con tutti quelli che non mi andavano a genio e con quelli che mi andavano contro ingiustamente. Le mie amiche non mi ricordano mai per i problemi e per le lacrime, quelle le ho lasciati tutti a Lui, piuttosto mi associano con il fare goffo e divertente, la mia acidità intermittente e i discorsi un po’ troppo seri e filosofici. Ti manco perché al posto di tutto questo ora non hai intorno che ragazze superficiali come cerchi di farti credere anche tu, quelle che basano la loro popolarità sui ‘mi piace’ sotto le foto di Facebook e la quale massima aspirazione è poter dire di aver trascorso un sabato sera da urlo all’insegna dell’alcool. Mi spiace se ad un certo punto hai sentito il bisogno di persone così, e io non lo sono e mai lo sarò. Io sarò sempre la ragazza un po’ troppo solitaria e riflessiva che preferisce stare con un’amica da sola a parlare, parlare e basta. Quelle come me, che preferiscono parlare seriamente di qualcosa e non passare la giornata a discutere di cose inutili e futili sono rare ormai. Tu lo eri, tanto tempo fa, ma non più. Forse non sono migliore né peggiore di altri, ma ho un mio perché, un mio specifico modo di essere, non mi faccio trasportare dal vento, che come capita capita. Tu trovala un’altra amica che ti sorregga nonostante tutto, nonostante a volte tu non ci sia per lei, nonostante i messaggi senza risposta, nonostante le sparizioni senza motivo. Ti sfido a trovarla e tenerla stretta senza che si stanchi come mi sono stancata io. Trovala un’altra cattiva come me ma allo stesso tempo che sa essere la più dolce del mondo. Qualcuna che sa dividere le conoscenze di comodo con cui uscire e le amicizie vere. Qualcuna che è talmente razionale che non si può fare altro che abbracciarla perché è l’unico modo con cui si scioglie un po’. Ti manco lo so. Ti mancherò ancora di più a ogni nuova persona che incontrerai e che sarà stupida, che se verrà a sapere che leggi ti riderà in faccia, che non pensa ad altro che al vestito nuovo che ha comprato. E mi rimpiangerai perché la cosa bella è che sei stata tu a mandarmi via, a farmi stare così male da farmi mandare a fanculo tutto il noi che era rimasto.
Tu non mi manchi. Perché una come te, una indecisa come te, una orgogliosa come te, una che si crede speciale come te, io la trovo in ogni angolo, tranquilla.
mercoledì 22 maggio 2013
Tra qualche mese compio vent’anni, la fine del “teenage” e blablabla. I miei genitori mi hanno chiesto se volevo organizzare qualcosa. Lo chiedono tutti gli anni, e mi sento sempre un po’ in colpa quando dico che non ho voglia di festeggiare. Non ho festeggiato i miei 18 anni, in realtà non ricordo neanche l’ultima volta che ho fatto qualcosa. Sarà stato alle medie, tipo.
Ne parlavo anche con A. una decina di giorni fa, anche se di lei. Quando è diventata maggiorenne lei l’anno scorso (è ancora “piccolina”) non ha organizzato nulla perché era appena tornata da un anno di scambio culturale all’estero e pensavo che quindi avesse deciso così perché non si sentiva più legata con nessuno. Invece l’altro giorno mi ha detto che era perché si era resa conto che molta gente sarebbe venuta soltanto per “passare una serata”, e non per lei. E ho pensato che alla fine la ragione delle mie reticenze forse era proprio quella, più del mio non voler sentirmi al centro dell’attenzione.
Io non ho mai avuto molti amici, e nell’ultimo anno ancora meno del solito. Se dovessi organizzare una serata per il mio compleanno probabilmente le persone che vorrei con me sarebbero meno di una decina. Però non mi sento sola, perché le poche persone che ci sono ci sono davvero, anche se non ci sentiamo sempre, la loro presenza è sempre dentro di me e non mi fa sentire sperduta. D’altronde, se anche uno di quei tre, forse quattro “migliori” venisse a mancare io non so come farei.
Forse ho una vita sociale triste, perché non chiamo tesoro chiunque mi capiti davanti e neanche loro, neppure loro perché non sono incline a tenerezze fisiche, preferisco cercare di esserci e preoccuparmi, nel mio piccolo modo patetico. Più volte ho capito di sbagliare a fare così, ma continuo imperterrita, prima o poi tutto il bene mi tornerà indietro, forse sta già tornando. Lo so.
martedì 21 maggio 2013
Con lui mi viene sempre così tanto da ridere. A lui piace quando rido, dice che sono bella, anche se io non ci credo, penso di avere una bocca enorme e un po’ mi vergogno di ridere in pubblico. Con lui no, non è mai stato così, mi sono sentita a mio agio fin quasi dal primo momento. Con lui però a volte mi chiedo se non gli abbia detto quel ‘ti amo’ troppo presto, forse avrei dovuto aspettare, perché, rispetto a quanto lo amo ora, due anni fa non era niente, niente.
Il problema è che non sono riuscita a vedere il confine tra la cotta e l’amore, con lui. A un certo punto con lui ho smesso di considerarmi l’eterno problema, l’eterna lagna, sempre quella di cui nessuno ha bisogno, ecco tutto. Lui ha provato a convincermi (e in parte c’è riuscito) che vado bene così, che non c’è nulla che dovrei cambiare in me, che non sono ‘meno donna’ se mi comporto in certi modi ogni tanto, che resto bella lo stesso, che non dovrei inventare qualcuno che non sono. Mi ha reso libera, eppure penso sempre se tutto ciò che abbiamo condiviso all’inizio della nostra storia non fosse stato troppo frettoloso, che forse avremmo potuto ancora viverle certe cose, forse più pienamente.
Non è mai tardi per dire di amare qualcuno ma se invece fosse troppo presto? Se con questo tutto il condiviso diventasse scontato, i baci per strada, le parole non dette ma alla fine confessate comunque sotto l’intimità delle coperte, sussurrate senza guardarlo negli occhi. Forse è vero che può essere troppo presto per dire a qualcuno che non non aspettiamo ormai altro se non lui, le sue labbra, guardare insieme le stelle e piangere e sfogarsi sulla sua maglietta, trovare un riposo tra le sue mani che riscaldano mentre il mondo intorno continua il suo ininterrotto giudicare e puntare il dito. Forse può essere troppo presto dire a qualcuno che tutte le preoccupazioni vanno via per un momento se c’è lui, che per una volta viene la voglia di vivere, di abbracciarlo e di ridere, di farsi regali stupidi ma inaspettati e quindi belli, di farsi toccare i capelli anche se prima ci dava davvero tanto fastidio se qualcuno lo faceva. Forse può essere troppo presto, sempre troppo presto dire che ancora non ci si crede che una persona simile ha scelto proprio noi, che ci ha resi migliori e degni di guardarci allo specchio e salutarci la mattina con allegria.
Ed è per questo che ultimamente sto ridendo di più.
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mercoledì 15 maggio 2013
Oggi vorrei stare stesa su un prato con te a prendere il sole, anzi no a prendere le stelle, a guardarle. Non lo abbiamo mai fatto, e un po’ mi dispiace, ma forse per te è un po’ troppo da romantici, tu così con i piedi per terra e io no, per niente.
Da una parte neanche mi dispiace questa diversità, ci confrontiamo ogni giorno, ci completiamo, due opposti che nonostante tutto cercano di capirsi, si capiscono e si accettano. E si amano proprio per quelle piccole-grandi diversità. Più che trovare qualcuno uguale a me avevo bisogno di qualcuno che mi stesse accanto, che mi ascoltasse davvero, e non l’avevo mai capito prima di trovarlo.
Quindi forse più che di fantasticare su cosa vorrei tanto fare con te (perché prima o poi faremo tutto, lo so), dovrei pensare a tutte le cose che abbiamo condiviso: andare in giro per Roma a guardare i turisti e cercare di indovinare di quale paese siano; farmi trascinare al cinema a vedere un film che non mi ispira proprio ma venirci solo perché vuoi tu, e alla fine mi piace pure, perché hai sempre ragione; tranne quella volta che per sbaglio siamo andati a vedere un film horror che tu sostenevi fosse un thriller e poi avevi più paura di me; andare al mare insieme anche se io non ci vado mai al mare perché non mi piace, e starci bene; andare al mare insieme a Maggio che tu dici di stare attenta che l’acqua è fredda anche se poi per me è calda (abituata ai 15 gradi di lago finlandesi) mentre tu più dell’alluce non ti bagni; andare ai musei e camminare camminare camminare e farmi spiegare i quadri perché hai studiato storia dell’arte bene a differenza mia che non ricordo più niente; andare nelle librerie e restarci quasi un’ora a fare “questo l’ho letto, questo è bellissimo compralo, questo me l’hanno consigliato” e uscire con 15 euro di meno; presi da propositi folli andare ad avventurarci ad un castello “abbandonato” salvo poi tornare indietro per la presenza di panni stesi; e sdraiati sull’erba giocare a botte finché io non ho le ginocchia verdi come i bambini (io sempre, tu mai, chissà perché).
Una cosa che vorrei fare però, davvero, e mi tormenta sempre un po’ non potere, è portarti nel Nord con me, farti vedere i boschi folti dove il sole non filtra eppure i mirtilli crescono rigogliosi, i tramonti silenziosi al lago, il rumore dei piccoli ricci che sembra stia passando un orso e avere un momento di terrore puro, farti vedere un film al cinema coi sottotitoli sia in finlandese che in svedese, sopra e sotto, e scoprire che in realtà si vede bene, non come pensi tu; farti vedere che il mondo forse non è così muto quanto sembra qui, che parla, è tutto intorno a noi, tra la rugiada e la pioggia e i piccoli animali e gli alberi.
Vorrei.
lunedì 13 maggio 2013
Ho provato più volte a trovare una mia vera identità ma mi sono trovata soltanto particolarmente scomoda. Io vorrei essere qualcuno, essere un “me”, mentre invece penso di essere tante cose, tante cose diverse, e di avere un “me” unitario soltanto sulla carta d’identità (e anche lì non è che c’è l’esattezza matematica, sono cresciuta qualche centimetro ancora dopo, i capelli si sono allungati rispetto alla foto e di solito sono più truccata). Col tempo sono stata quella che cercava di nascondersi da tutto e da tutti, quella aggressiva, e ora quella che cerca finalmente di essere un po’ più femminile. Pensiamo di essere unici ma come si può se neanche siamo una cosa soltanto? Forse sono solo tutte queste fasi della mia vita messe insieme, il risultato di numerose addizioni che fa un po’ meno di zero. Cerco in maniera un po’ più ordinata quello che prima provavo a tentoni nel buio, un’identità mia definita.
Cerchiamo la felicità, l’identità, la serenità (che fanno pure rima) con infiniti attributi che ci diamo da soli. Come dice Milan Kundera “Qui sta lo strano paradosso in cui incorrono tutti quelli che coltivano l’io col metodo del sommare: si sforzano di sommare per creare un io unico e inimitabile, ma poiché diventano istantaneamente propagandisti degli attributi sommati, fanno di tutto perché quanta più gente possibile somigli a loro; avviene così che la loro unicità ricomincia a disperdersi rapidamente.” Finché non arriva il momento in cui ritieni di essere perfettounicoinimitabile appunto, e credi di essere tutto e tu, mentre alla fine basta una piccola scossa per farci cadere da dosso tutte quelle false maschere che abbiamo, che però eravamo talmente convinti che fossimo NOI da rimanere vuoti all’interno. Neanche una scossa, basta un bacio, un sorriso, un “ti voglio bene” perché tutto il nostro essere ci scivoli dalle mani per cadere per terra.
Forse tutto ciò che dovremmo fare è solo accettare lo scorrere dell’alternarsi della felicità e delle delusioni, adattarci alle contraddizioni e che nessuno ci accetterà mai, né per come siamo né per la maschera che indossiamo. Alla fine è tutto un unico eterno ciclo da cui non impariamo niente se andiamo avanti con gli errori e col nasconderci, se non capiamo che la cosa da fare è semplicemente eliminare il superfluo, gli amici non amici, gli interessi non interessi, le cose futili che non ci danno che un’apparenza di felicità e di compagnia. E’ solo la nostra scelta di adattarci che può farci risalire a galla più forte che mai, perché alla fine siamo soltanto in un gioco d’incastri difettoso, a cui dobbiamo abituarci di non poter mai combaciare perfettamente con nessuno.
venerdì 3 maggio 2013
Non fatevi influenzare dai parenti, dagli amici, da chi “ci è passato”. Nessuno ci è passato allo stesso modo in cui la state vivendo voi, e voi non lo sapete, ma magari queste persone non hanno neanche seguito il loro stesso consiglio. Sono tutti bravi a fare gli uomini/donne vissuti quando non si tratta dei loro sentimenti, quando non sono loro a mettersi in gioco, quando osservano i gesti degli altri senza paura di sbagliare, senza paura di non poter più tornare indietro. Si tratta solo di consolare la figlia, l’amica o l’amico alla fine, di consigliarlo/a, niente di vincolante né essenziale.
Invece per noi lo è. A volte non sappiamo proprio che fare, al punto che ci aggrappiamo a chiunque ci dica la parolina sensata e seguiamo ciecamente il consiglio quasi come se fosse l’unico salvagente, non pensando con la propria testa.
Ad esempio, quando si tratta di mandare a quel paese qualcuno, all’improvviso diventano tutti maestri di dignità, con un orgoglio infinito, “mandalo via, non ti merita” come se loro non avessero pianto per qualcuno per anni e anni perdonandogli tutto, ogni tradimento, ogni parola cattiva, perché troppo deboli. Giudicare chi è innamorato di un “cretino” quando il proprio cretino si scopa tutta la città.
Ho sempre pensato che coloro che danno dei consigli in realtà li stiano dando a loro stessi, pensando a come si sarebbero dovuti comportare ma non riuscendoci. Mi ci metto anche io, in prima fila. “Fagliela pagare” mentre tu lasci passare tutto liscio senza dire nulla, per paura di sapere, o paura di essere lasciati. E passare questi rimorsi alla persona che sta vivendo qualcosa di simile al tuo.
Anche se so di non poter mai del tutto mettere in atto questo proposito, credo che la cosa migliore sia fare tutto di testa propria. Sbagliare se si ha bisogno di sbagliare. Crederci e perdonare anche se l’amica dice che è una cazzata. Restare amici anche se è impossibile. Sbagliare, fino a sbatterci la testa, fidarsi, anche se la si potrebbe prendere in quel posto, amare, anche se ci si potrebbe pentire. Non ascoltare gli amici. Che a volte potrebbero essere anche invidiosi e consigliare di conseguenza, pure se forse non se ne rendono conto neanche loro. Su certe cose bisogna umiliarsi una volta, altrimenti ci si umilierà per tutta la vita.
Alla fine, quando saremmo quelli che non si fanno problemi a dire “lasciamoci”, “non ti credo più”, capiremo che per tutto questo bisognava soltanto cadere da soli. Perché ci sono cose che si possono, devono fare con altre persone ma altre che si possono fare solo con sé stessi. Cose che si crede di poter dire a chiunque ma che in realtà possono soltanto venire sepolti dentro di noi. Ci sono cose che esistono solo nella nostra testa. Che alla fine portano all’amore di sé, se coltivati.
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mercoledì 1 maggio 2013
Sta iniziando l’estate, e sta iniziando il periodo in cui tutti cominciano a guardarmi strano perché sono ancora bianca. Bianco latte. Tutti gli altri fanno queste gare a chi è più nero, a chi è più bruciato, a chi è più spellato. No comment. Io sono bianca perché la mia pelle è delicata (sarà colpa delle mie discendenze nordiche) perché non mi piace stare al sole immobile sdraiata, neanche il mare mi piace particolarmente a dire la verità, e usare quelle “creme abbronzanti” mi mette tanta, tanta tristezza. Ragazze, se siete brutte, lo siete anche se abbronzate, tranquille, e il segno bianco del reggiseno non vi rende più fighe. Quindi voi che mi dite “ma quanto sei bianca..” Sappiate che sto resistendo ad un calcio violento sui denti, così non vi restano più neppure quelli bianchi, e siete contenti.
Poi siccome questa cosa me l’ha inculcata la mia santa madre, ricorderò per la vita quando da piccola una di quelle signore pettegole del quartiere mi disse “Amore mio, ma la tua mamma non ti ci porta al mare?” E io risposi “No, perché sennò divento come te, tutta rugosa con la pelle del collo che ti arriva alle spalle, io voglio essere liscia e bella come mamma”.
Avreste dovuto vedere la faccia.
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mercoledì 24 aprile 2013
Una cosa che ho notato è che quando scrivo di lui, o quando provo a scrivere di lui, quando se ne è appena andato, quando ho fresca nella memoria un’immagine di me e lui insieme, le sue coccole, i suoi baci, le sue vene sul braccio diventa tutta una descrizione fisica, usandola come metafora per descrivere invece qualcosa di più grande, di più profondo che è soltanto dentro di me e non riesce ad affiorare in superficie. Chiunque leggerà quello che scrivo di me e te, avrà un immagine di noi, magari si sentirà affiatato a noi, ma non comprenderà mai a pieno. Se invece tu non ci sei, se abbiamo litigato, se penso che sia finita, se sono in un viaggio e non ti vedo da settimane, allora quello che affiora non è più il noi, ma le mie speranze, le mie delusioni, le mie tristezze, e così credo che sia per chiunque altro. L’immagine che si dà non è più neanche un pallido riflesso quanto la rappresentazione di ciò che noi vogliamo, l’immagine distorta di ciò che noi ricordiamo.
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giovedì 28 marzo 2013
Ricordo quando uscivo per strada e guardavo tutte quelle ragazze che erano così belle e sorridenti e avevano i vestiti e i capelli abbinati e perfetti e io ero troppo alta, mal vestita e un brutto anatroccolo che aveva paura persino di guardarsi allo specchio.
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martedì 26 marzo 2013
Dall’autunno scorso ho iniziato a frequentare un corso di Pilates, dopo anni e anni di piscina avevo deciso che volevo cercare di tenere in forma un po’ tutti i muscoli del mio corpo, da più piccola facevo anche danza classica e Hip Hop e lo streching, gli sforzi muscolari mi mancavano, non nuotando a livello agonistico il mio livello di prestanza fisica lasciava un po’ a desiderare.
Inoltre si è aggiunta una componente non indifferente: la comparsa sul mio corpo di tracce di cellulite, dovute forse al fatto che ho iniziato a portare l’anello. Prima non ne ho mai avuta, perché ero (e sono) molto magra. Si vede soltanto se stringo le cosce, le mie amiche mi prendono in giro perché “anche i bambini hanno la cellulite, dai” (ma dove?!), ma quando me ne sono accorta sono andata in paranoia.
Non mi sono mai vista bella, neanche carina, ma il mio corpo dalla vita in giù era qualcosa di cui ero piuttosto fiera, e ora è andata così.
Quindi ho iniziato a evitare bevande gassate e andare in palestra, e sembra che le cose stiano andando meglio, oppure non ci faccio più tanto caso io.
Ma la voglia di andare in palestra si è abbassata, una volta sì, una volta no, eppure vivo con la paura di ricominciare a ossessionarmi per le imperfezioni nel mio corpo, cosa che non avevo mai fatto prima.
Mi chiedo se sia l’unica ad avere queste paranoie tutte d’un tratto.
sabato 16 marzo 2013
Persone che restano, persone che se ne vanno. Negli ultimi due anni ho raggiunto una sorta di equilibrio in merito, seppure con alti e bassi. Forse tutto questo è dovuto anche al fatto che ho raggiunto un mio equilibrio interiore, la mia autostima è arrivata ad un livello accettabile e non ho più terrore di fare o dire qualcosa di ‘sbagliato’. Ovviamente succede, ma non è più una tragedia per me, come lo ero prima.
Nonostante fossi una persona difficile, nella maggior parte dei casi non sono stati gli altri ad andarsene, sempre io. A volte per non essere lasciata lasciavo io per prima (‘lasciata’ in senso lato, parlo soprattutto di amicizie), ma più spesso per altri motivi. E sono stata additata come quella cattiva, quella acida, la stronza. Ma cosa hanno fatto gli altri per mettermi nelle condizioni di restare? Per troppo tempo sono stata data per scontata da tutti, come quella da calpestare perché ‘tanto non reagisce’, come quella che va bene come spalla su cui piangere e su cui sfogarsi, ma che nelle condizioni normali se esiste o no fa lo stesso. Ad un certo punto ho deciso che non potevo più trattarmi così. Lasciarmi trattare così. Chi non è in grado di ascoltarmi, in grado di comprendermi, non merita che io esista per loro. E me ne sono andata. Alcune volte in silenzio, in punta di piedi, cosicché se ne sono accorti soltanto quando era troppo tardi per recuperare. A volte con grida, parolacce e pianti, con tentativi di recupero e perdite definitive. Ci sono state anche volte in cui colui da cui volevo andarmene mi ha ripresa violentemente con sé, anche perché in fondo ancora ci credevo.
Comunque sia non me ne sono mai andata prima di essermi assicurata che la persona in questione non avrebbe alzato un dito perché restassi. Non fraintendetemi, credo di aver sofferto molto più di chi invece è restato. Con qualcuno ho sperato di poter tornare in condizioni migliori, e ci ho provato ma senza successo.
Ho il terrore di restare soltanto per abitudine, o per paura della solitudine. Penso ci vuole più coraggio per andarsene, è facile restare ed abbozzare, l’ho fatto per così tanto tempo. E non credo che chi resta in questo modo sia una persona migliore di colui che se ne va. Le persone migliori in assoluto sono sicuramente coloro che combattono per coloro che amano, che combattono per rimanere, per ciò che ritengono importante. Io invece non ne sono in grado, preferisco combattere distaccandomi, combattere per me stessa, per sentirmi migliore. Amare è stupendo, ma amare se stessi lo è ancora di più.
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giovedì 14 marzo 2013
Sto leggendo ‘The perks of being a wallflower’, un po’ per curiosità un po’ perché il film l’ho trovato davvero molto bello e anche molto triste, e c’erano delle parti che non avevo ben capito che volevo approfondire. Non so se sia stato questo l’intento dell’autore, ma dopo un giorno che lo divoro tutto il mio stato d’animo è cambiato. Da stamattina che mi sentivo felice, persino carina, ora mi sento malinconica. Penso a tutte le cose fastidiose che mi sono capitate durante la giornata, gli sguardi di F. con un’altra nostra collega mentre parlavo di qualcosa, chiaramente *ma questa che sta a dì*, il senso di solitudine generale e le espressioni accondiscendenti. Mi sento stramba, e che merito di essere sola. Mi comporto in modo cattivo con gli altri perché cerco di convincermi che io sono meglio, e gli altri sono stupidi, io sono intelligente. Mentre magari (senza magari, ovviamente è così!) è tutto il contrario, sono io a dire cose fuori posto alla situazione, a comportarmi in modo estraneo al buon senso comune, sempre e comunque. Cerco di non farlo, ma è difficile, e l’oppressione al petto nel vedere che le persone che vedo tutti i giorni non mi considerano neanche, o mi considerano come quella ‘strana’, non mi fa piacere, per niente.
giovedì 7 febbraio 2013
L'ultima settimana di questo mese la mia famiglia ha intenzione di andare in settimana bianca su in Tirolo, vicino Merano. Io odio sciare, le prime due ore va anche bene, ma quando si è costretti a farlo tutto il giorno per di più per sette giorni, io non ce la faccio proprio, diventa pesante, una costrizione, odio il freddo e ho paura di rompermi una gamba. Per questo quest'anno ho accolto felicissima la scusa dell'università (ho frequenza obbligatoria) tanto più che proprio durante quella settimana sembra avrò un esonero di traduzione.
Mia madre ha accettato la cosa, mio padre no, ha rinviato la questione sperando che alla fine mi rassegnassi ma oggi è stato "l'attacco" decisivo.
Reazione?
Ha iniziato a urlare dicendo che lui fa i sacrifici e alla sua età se la sognava la settimana bianca ma non poteva, ha tirato fuori L. (come al solito) dicendo che era solo per fare venire lui quando starò a casa da sola, che sono un'ingrata eccetera eccetera. Mi ha presa a parolacce e mandata fuori dalla stanza.
Ora, si è rassegnato perché mia madre lo ha fatto rinsavire, però io non ce la faccio più. Ho 19 anni (e quando si parte così sembrano le solite lamentele degli adolescenti, amen) e molti miei compagni di corso vivono da soli. Io devo ancora sentirmi le madornali sullo stare qualche giorno sola a casa. Sì, sono un'ingrata, e sì, vorrei tanto essere economicamente indipendente per potermene andare di casa e poter rispondere per le rime senza paura che mi "tolgano" certi "privilegi". Vorrei tanto, soprattutto quando devo vivere con persone così meschine ed egoiste.
Poi questo è uno sfogo, magari tra meno di un'ora me ne pentirò pure.
domenica 3 febbraio 2013
Oggi mi sento scomoda. Ho questo senso di non appartenenza, di qualunque cosa faccia la faccio male, che tutti quelli che mi sono intorno non fanno che puntarmi il dito contro, davanti o dietro le spalle. Oggi mi sento una persona che forse sarebbe meglio se non esistesse, o che almeno è indifferente se esiste o meno, mi sento intercambiabile, sostituibile, forse già sostituita, o forse ciò che rappresento è talmente poco che non c’è neppure bisogno che qualcuno prenda il mio posto. Oggi mi sento nessuno.
mercoledì 9 gennaio 2013
Love Stoned
Ascolto ossessivamente “love stoned” di Justin Timberlake, che a me lui non piace più da anni ma mi è presa così, e i ricordi dei giorni in cui la sentivo tutti i giorni mi hanno riempito la mente. La ascoltavo sul pullman per andare a scuola e al ritorno, il periodo in cui ero disperatamente “innamorata” di un tipo con cui mi ero messa per poco tempo ma era finita senza spiegazioni di sorta. Ricordo la me di allora, un topino spaventato del mondo, saranno passati 4-5 anni. Tendevo a fidarmi di tutti e di nessuno, e avevo paura che mi lasciassero sola. Ascoltando la canzone cerco di calarmi nelle sensazioni di allora e non ci riesco, è un peccato, mi sarebbe piaciuto essere quella me per un’ultima volta, per poter gustare di più quella che sono ora.
Quando ho iniziato a cambiare? Detesto ammetterlo ma credo sia stato quando ho conosciuto il ragazzo che ora disprezzo più al mondo, che un periodo ho considerato il mio migliore amico. Era un’amicizia perfetta, l’unica tale che abbia mai avuto, e abbiamo rovinato tutto, e se negli ultimi mesi pensavo di poter ricominciare da capo con lui, non ho fatto altro che sputare sul ricordo ancora e ancora, e forse per questo ora non lo posso vedere. Perché in questi giorni di felicità è l’unico rimpianto che mi è rimasto, ed è altrettanto chiaro che per lui non è lo stesso, perché forse davvvero non è la persona che pensavo fosse.
Dopo di lui ho conosciuto una ragazza fantastica, che mi ha insegnato che le ragazze non sono tutte fredde e calcolatrici come ne avevo conosciuto fino ad allora, e come ne incontro purtroppo giornalmente altre. Con ovviamente lei, la compagna del liceo, così dolce e introversa che spesso e volentieri non ho capito e trattato malissimo. E che anche in questo momento mi sta consolando.
Forse dovrebbero essere abbastanza per me? Oltre le macerie di altre amicizie che ho perso o buttato io via? Serena che ora è un vago ricordo, il simbolo dei primi passi nel mondo dei “grandi”, nonostante la veda spesso?
sabato 5 gennaio 2013
'Non ti facevo così borghese'
Se c’è una cosa che non sopporto sono gli arricchiti.O meglio, chi da condizioni di vita dignitose passa a condizioni di benessere più alto. Il padre apre la sua azienda, il libro della madre comincia a vendere, la sorella porta a casa soldi col suo nuovo studio da avvocato.Ed è là, in quel momento in cui ci si accorge che non si deve più tirare la cinghia, che comincia l’arrampicata: si iniziano a comprare tutti quegli oggetti ‘status symbol’ della classe sociale a cui si aspira, tutti quei beni materiali che urlano il proprio prezzo, quelli che tra mille riconosceresti, perchè non vogliono dire altro che ‘Guardatemi, me l’ha comprato papà’.Tutte quelle borse di Vuitton, le catenine Tiffany, le cinture di Armani, il Woolrich, l’iPhone, la Balenciaga, la vacanza a Cortina, l’estate a Lignano, la casa sui colli e il tavolo nel privé… Vi fanno sentire migliori solo perchè le avete pagate come le hanno pagate quelli che da sempre fanno parte della ‘upper class’? Dimmi, mia cara, cosa te ne farai della tua Birkin e del portafoglio Chanel, le ballerine di Fendi, la clutch di Prada, i tuoi jeans da 300 euro, i cosmetici Dior, quando non saranno abbastanza per affermare la tua identità?Mi fa schifo questo genere di ostentazione, come se tu fossi ‘da meno’ perchè ti scoccia comprare un cappotto nuovo ogni stagione, perchè non te ne frega niente dello smartphone e del ciondolo col cuore e l’indirizzo stampato dietro.Perchè tua madre non sperpera lo stipendio di tuo padre in regali stupidi per compensazione alla sua nullafacenza da mantenuta, ma ti insegna a risparmiare anche sul cibo. Perchè non indossi mai un vestito il giorno dopo che l’hai comprato e sei fiera di andare dal parrucchiere solo due volte l’anno. Perchè ti hanno insegnato il valore delle cose e del lavoro, ti hanno detto che ogni dono lo devi meritare.Anche se tuo padre guadagna più dei loro.
- Dal Tumblr di 'verdeacida'
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