mercoledì 22 maggio 2013

Tra qualche mese compio vent’anni, la fine del “teenage” e blablabla. I miei genitori mi hanno chiesto se volevo organizzare qualcosa. Lo chiedono tutti gli anni, e mi sento sempre un po’ in colpa quando dico che non ho voglia di festeggiare. Non ho festeggiato i miei 18 anni, in realtà non ricordo neanche l’ultima volta che ho fatto qualcosa. Sarà stato alle medie, tipo. Ne parlavo anche con A. una decina di giorni fa, anche se di lei. Quando è diventata maggiorenne lei l’anno scorso (è ancora “piccolina”) non ha organizzato nulla perché era appena tornata da un anno di scambio culturale all’estero e pensavo che quindi avesse deciso così perché non si sentiva più legata con nessuno. Invece l’altro giorno mi ha detto che era perché si era resa conto che molta gente sarebbe venuta soltanto per “passare una serata”, e non per lei. E ho pensato che alla fine la ragione delle mie reticenze forse era proprio quella, più del mio non voler sentirmi al centro dell’attenzione. Io non ho mai avuto molti amici, e nell’ultimo anno ancora meno del solito. Se dovessi organizzare una serata per il mio compleanno probabilmente le persone che vorrei con me sarebbero meno di una decina. Però non mi sento sola, perché le poche persone che ci sono ci sono davvero, anche se non ci sentiamo sempre, la loro presenza è sempre dentro di me e non mi fa sentire sperduta. D’altronde, se anche uno di quei tre, forse quattro “migliori” venisse a mancare io non so come farei. Forse ho una vita sociale triste, perché non chiamo tesoro chiunque mi capiti davanti e neanche loro, neppure loro perché non sono incline a tenerezze fisiche, preferisco cercare di esserci e preoccuparmi, nel mio piccolo modo patetico. Più volte ho capito di sbagliare a fare così, ma continuo imperterrita, prima o poi tutto il bene mi tornerà indietro, forse sta già tornando. Lo so.

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