domenica 9 settembre 2012

Eva Luna racconta, Isabel Allende: Recensione.

Ho preso in mano questo libro con una sorta di diffidenza. Conoscevo l’autrice soltanto di nome, e la associavo nel mio inconscio a tutti quegli scrittori che ora vanno di moda tra i ragazzi, Margaret Mazzantini, Palahniuk eccetera. Autori di romanzi leggeri, scorrevoli, che vanno dritti al cuore dei ragazzi ribelli o bisognosi di amore. Presa da un momento di curiosità, ho comunque deciso di leggere questo libro, scegliendolo alla cieca tra gli altri della scrittrice. Ho scoperto dunque che si tratta di una raccolta di storie brevi, di una decina di pagine l’una, raccontate da una donna, Eva appunto, su richiesta del suo compagno Rolf Carlé. Con Rolf Carlé finisce anche il libro stesso, in qualche pagina dove viene narrato il suo combattimento per salvare la vita a una bambina. Già dal primo racconto si capisce l’atmosfera dell’intera opera, l’alone che è quello della leggenda, del mito, seppure a tratti ci troviamo davanti ad una cruda realtà, poiché l’Allende fa sempre e comunque conto degli avvenimenti storici e politici del Sud America dell’epoca. Come stile mi ricorda un po’ Garcia Marquez. Vicende crude, imprevedibili, sprazzi di vita intrisi di amore e sangue. La figura femminile rappresenta sempre il bene, l’uomo spesso, anche se non sempre, il male o comunque ha dei caratteri negativi. Non un’opera d’arte dunque, ma molto piacevole, con notevoli spunti di riflessione, quel pizzico di continua nostalgia per qualcosa di lontano e inevitabilmente perduto e tanta, tanta magia.

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