Questo non è un blog, è un diario. Quindi se vi annoia leggere le giornate noiose di una ragazza noiosa non faccio per voi, davvero. Sono di Roma, mi piace leggere, suonare il piano e i gatti.
domenica 30 settembre 2012
riflessioni.
Quelle coppie che non riescono a stare separati per più di un paio di giorni non sanno cosa si perdono. Non hanno idea della gioia che si prova nel rivedere la persona che si ama dopo tanto tempo, la corsa tra le braccia dell’altro, la sensazione che sia tutto nuovo, anche se è tutto ben conosciuto. Il momento in cui rivedi la persona che ami dopo tanto tempo è il momento in cui pensi che il suo sapore è il migliore del mondo, è il momento in cui ti chiedi come avevi fatto a dimenticare il suo odore, è il momento in cui ogni abitudine inevitabile in una coppia viene spazzata via per un po’.
Io penso che le coppie che non riescono a stare separati per più di un paio di giorni sono sostanzialmente insicure, formata da persone con una continua paura di perdersi, con sfiducia nell’altra, in fondo in fondo. Invece quando si passa tanto tempo senza la persona che si ama si impara ad avere fiducia in lei, a leggere ogni suo pensiero, a sapere che finché l’amore c’è non ci sarà tradimento, e se ci sarà tradimento è perché l’amore è sparito, e anche la storia è giusto che finisca.
Non ho mai avuto una relazione a distanza ma ho passato lunghi periodi senza il mio ragazzo, e devo dire che le settimane successive alla separazione sono state le migliori della nostra storia.
venerdì 28 settembre 2012
Reality di Matteo Garrone
Oggi sono andata con L. a vedere "Reality", il nuovo film di Matteo Garrone, il regista di "Gomorra", anche questo vincitore del premio a Cannes eccetera eccetera. Devo dire che ero un po' scettica all'idea, perché di Gomorra, sinceramente, non ho capito nulla, sia perché era un insieme di episodi (e senza trama unitaria quando vedi un film con la scuola non ci capisci un c***o) sia perché era in napoletano, e io per me il napoletano potrebbe anche essere arabo, mi spiace per i napoletani che stanno leggendo (niente di personale, mio padre è calabrese di origine ma neanche il calabrese capisco, vabbuò). Anche questo film è in napoletano ma è notevolmente più facile da seguire.
Il protagonista della vicenda è Luciano, napoletano che fa il pescivendolo e fa parte di quella stragrande maggioranza degli italiani che segue i cosiddetti "programmi spazzatura" e considera chi ci partecipa come delle grandi star. Ad un certo punto, decide di fare un provino al Grande Fratello, parzialmente perché spinto dai figli, e fa un provino, poi un altro a Cinecittà.
Sembra sia andato tutto bene, anche se dalla trasmissione nessuno si è più fatto sentire, ma Luciano è sicuro di essere stato preso e comincia a vedere ovunque presunti segnali del Grande Fratello che lo sta controllando e mettendo alla prova.
E' un bel film, a mio parere, senza fronzoli inutili e sentimentalismi, forse a tratti un po' troppo lento ad avviare la vicenda. Mi è piaciuto il fatto che abbia inquadrato la gente "povera" nello stesso modo in cui faccio anch'io: con tutti i manierismi, desideri di apparire a costo di affondare nei debiti.
Pettegolezzi.
Nel mio paese gira la voce che io vada a studiare informatica/matematica insieme a L. Peccato che io so contare solo con le dita, so accendere il computer ma se mi arrivano strani codici mi metto a piangere e vado a fare mediazione linguistica ♥
martedì 25 settembre 2012
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Ne faccio sempre. Di sbagli. Amici, amore, genitori, sempre. Purtroppo sono una persona permalosa che se la prende per tutto, e in quei momenti sento una certa voluttà nel ferire persone che a me ci tengono, solo perché in quel momento penso che mi abbiano fatto un torto. Ovviamente la maggior parte delle mie frecciatine hanno come bersaglio L, che santo com’è non si arrabbia mai “perché tanto non serve a nulla”, ma cerca sempre di capire i motivi del mio comportamento e dei miei sbalzi d’umore. A volte ho tanta paura di perderlo a furia di fare così, ma non riesco a smettere, a frenarmi, le parole cattive escono come un fiume in piena finché non mi trovo con intorno soltanto cenere e mi chiedo cosa mi è saltato in mente. E mi pento e chiedo scusa.
Sempre.
lunedì 24 settembre 2012
Autumn
Si vede che l'estate é passata: stamattina io ed L. siamo stati di nuovo a farci le coccole sotto le coperte dopo aver fatto l'amore.
domenica 23 settembre 2012
Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore
Sono così cattiva, ma così cattiva con le persone alle quali non voglio bene, con quelle persone che mi stanno intorno e mi vogliono bene all'acqua di rose, come se fossi tipo da cenetta una volta ogni due mesi, come se fossi il tipo da messaggino sterile una volta alla settimana, come se fossi il tipo che- pur di non restare da sola- chiamerebbe anche loro, esattamente come loro fanno con me.
Non vi vorrò mai bene, non vi sopporto, siete tutto quello che io non sarò mai.
La mia musica è diversa, io sto benissimo qui su questo letto ad ascoltare canzoni strane, a mangiarmi lo smalto, ad ammirare le mie gambe mentre volteggiano in aria.
Non ho bisogno di voler bene per finta.
Ho bisogno di quelle persone che vanno dall'altra parte del mondo per ritrovarsi, che si perdono spesso ma non mi perdono mai.
Ho bisogno di quelle persone che magari si dimenticano le date importanti ma sanno esattamente quando potrei aver bisogno di una telefonata.
Ho bisogno di persone sole come me, di persone che non hanno "tanti conoscenti", "tanti amici", ho bisogno di persone sole, che stanno bene da sole e poi a volte stanno bene anche con me.
Ho bisogno di persone che si divertono perché amano ridere e non perché il locale è giusto, la gente è giusta, la musica è giusta.
Ho bisogno di persone che non si vergognano a parlare di sesso, di Dio, della propria madre e del proprio padre.
Sono così cattiva con tutti gli altri che stento a crederci, e loro sono così falsi che, pur di non perdere un numero sulla rubrica, fanno finta di nulla.
venerdì 21 settembre 2012
Tarja.
Se fossi lesbica.. Ok, sappiate, che la adoro, è bellissima, bravissima e issima.
Oggi sto fissata con codesta canzone E la canto da quando mi sono svegliata, uffi.
Ok, era giusto a titolo informativo tutto questo.
giovedì 20 settembre 2012
Buio, luci spente, schermo illuminato.
Ho una memoria fotografica per certi momenti che ho vissuto, ricordo le espressioni, i gesti, le parole esatte. Ma soprattutto ricordo cosa avrei dovuto dire io che non ho detto, per paura o semplicemente perché le idee migliori arrivano quando è ormai troppo tardi. Con te al contrario non cambierei una virgola, forse cancellerei i momenti di lontananza forzata ma non importa, non con la certezza che in futuro avremo tutto il tempo che vorremmo.
Insieme.
Mi sono sempre chiesta cos'era quel noi di cui tutti parlavano e che io non avevo mai incontrato, con nessuno.
Noi vuol dire passeggiare sempre per gli stessi posti, meravigliarsi di quanto sia piccola la città e di quanto sia difficile trovare un angolino dove esser soli davvero.
Noi vuol dire mandarci contemporaneamente messaggi uguali su cosa fare il giorno dopo, ma anche esser totalmente diversi, io l'emotiva e tu sangue freddo, io passionale e tu razionale.
Noi vuol dire andare al cinema le sere d'estate in cui non c'è nessuno, mettersi agli ultimi posti e non vedere il film
Noi sono le tue espressioni buffe per farmi ridere, i tuoi grattini sulle braccia, i miei morsi sulle orecchie, le mie pernacchie sul collo.
Noi è quando mi proibisci di mettermi scarpe con un tacco qualsiasi sennò sono più alta di te, quando mi dici che sono bella e ti arrabbi quando scuoto la testa.
Noi è stato quando ho pianto la prima volta che mi hai detto ti amo, e quando non volevi sciogliermi dal tuo abbraccio la sera prima che sei partito.
Noi ormai è sempre, sia che ci sei o no, sia che ci sentiamo o stiamo ognuno per proprio conto.
Noi è il contrario di voi, di loro, e di io e te.
#vecchia nota di mia pagina Facebook, ma vale sempre.
martedì 18 settembre 2012
Venuto al mondo.
Non capisco come un libro scritto male, a tratti melenso, con ripetizioni possa prendere così tanto.
Sto parlando di lui, di "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini.
Ha una marea di difetti, ma tanti tanti tanti, sia nello stile che nel contenuto. Stile semplice, da soggetto-predicato-complemento, ma a tratti con uscite non convincenti. Ho promesso a me stessa di resistere, a cinquantenni è facile pisciare lacrime incontinenti. Non mi lascerò scoperchiare da questa città. (??????) Per quanto riguarda il contenuto parlo soprattutto della verosimiglianza, cioè ovviamente lei dopo aver conosciuto il tipo ed esserci stata insieme non so, 24 ore scarse decide di lasciare il marito, ok che già non andava, e andare a vivere con lui per sempre. Oppure quando sta via per mesi e mesi, torna a lavoro e massimo che gli dicono è "dove sei stata? sei il caporedattore!" No comment.
Eppure il romanzo è stranamente coinvolgente in alcuni tratti, pur con tutti i suoi difetti. Sono stata molto presa all'inizio e ora, verso la fine. La descrizione della guerra è fantastica, più che dal punto di vista stilistico proprio nella sua capacità di generare angoscia. Ora sto circa a pagina 350 e me lo sto divorando. E' la prima volta che accade con un romanzo che comunque ritengo "scadente" e che oggettivamente non è un capolavoro.
Sto invecchiando.
domenica 16 settembre 2012
"Il libro del riso e dell'oblio" di Milan Kundera. Recensione
Provare a descrivere un romanzo di Kundera è molto complicato, perché complicata è la struttura architettonica che costruisce all’interno di ogni sua opera, tant’è piena di spunti, pensieri, collegamenti, ripetizioni, allusioni.
La scia portante di questo libro è proprio la variazione, come quella di Beethoven, il musicista più amato. “Tutto questo libro è un romanzo in forma di variazioni. Le diverse parti si susseguono come le diverse tappe di un viaggio che ci conduce all'interno di un tema, all'interno di un pensiero, all'interno di una sola e unica situazione la cui comprensione, per me, si perde nell'immensità." In sette racconti, alcuni che tornano più volte e altri che rimangono confinate in un blocco preciso di pagine, troviamo riflessioni sul riso e l’oblio, i limiti dell’identità di ognuno di noi. L’oblio è trattato sia dal punto di vista della politica, come soppressione di ciò che per uno Stato è inaccettabile attraverso la modifica di fotografie eccetera, e dal punto di vista del singolo: l’oblio rende il passato irreale, finché non sappiamo più chi siamo, chi siamo stati, e porta per chi è attaccato ai ricordi un profondo dolore, ma è poi così indispensabile mantenere tutto nella memoria? Il riso invece distrugge le costruzioni falsificate dall’oblio, è libertà.
Ci sono anche altri, di spunti, innumerevoli, tanto che una volta ho detto, a proposito de “L’immortalità”, che ci vorrebbe qualcuno a scrivere un saggio su ognuna delle sue idee.
Tra i temi principali troviamo il potere politico, ovviamente in riferimento alla vicende ceche della seconda metà del secolo scorso, la musica, gli angeli, la libertà, il sesso, l’amore, la morte, i confini e ciò che è al di là, Praga, l’amata Praga, leggerezza e pesantezza, letteratura. Tutti già trovati e ritrovati negli altri romanzi, ma sempre con nuova freschezza, con nuovi personaggi, nuovi esempi, nuovi punti di vista. Dietro ogni gesto, anche il più insignificante, c’è un motivo, profondo, che può arrivare dal passato della persona oppure dal modo di essere dell’umanità intera. Sfumature, frasi ambigue, riagganciamenti a situazioni lette cento pagine prima, frasi ripetute, approfondimenti.
Questo perché Kundera fondamentalmente tratta degli stessi argomenti per tutto il libro, ma non dividendoli a “blocchi” (in questo capitolo parlo della leggerezza, nel prossimo dell’oblio), ma tornandoci, ripassandoci sopra più e più volte, all’inizio con un accenno o una frase lapidaria, in seguito dilungandocisi sempre di più, finché non abbiamo, finalmente, capito.
Perché è forse proprio questo che più mi piace di lui, il fatto che quando lo leggo realizzo questioni che erano dentro di me, intorno a me, ma non riuscivo ad esprimere a parole. L’illuminazione del “ma sì, è vero, è vero!”
Eppure la prima lettura viene sempre confusa, alcuni passaggi oscuri. Per questo consiglio di rileggerlo, più e più volte, per poterne assaporare a pieno l’essenza.
Consiglio anche la lettura in francese, nell’edizione nuova rivista dall’autore.
venerdì 14 settembre 2012
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Poi bho, ogni tanto c'è quel momento in cui tu rinfacci qualcosa a Qualcuno e Qualcuno rigira la frittata. E siccome io sono sempre, sempre stata debole con le parole, nella maggior parte dei casi Qualcuno la ha sempre vinta. Fino a far quasi convincere me stessa che sono una pessima persona. Questo perché io sono convinta nel mio profondo di essere una pessima persona, la Più pessima, la mia bassa autostima è storica, quindi non basta che Qualcuno stimoli questa mia concezione di me stessa, e se questo Qualcuno è Qualcuno a cui tengo molto, il risultato è assai prevedibile.
Benvenuti nel teatro dell'assurdo, benvenuti nella mia generazione dove non esiste la poesia.
Benvenuti nella mia generazione dove se non hai un i-phone sei poco e niente, dove le persone non si guardano più in faccia e gli amori non si crescono come le rose, si scannerizzano, si zippano, si linkano, dove se non hai un tatuaggio o un piercing non sei abbastanza trasgressivo, se credi in qualcosa sei uno sfigato, se insegui i tuoi sogni sei un'illuso, se pensi a un contratto a tempo indeterminato sei un idealista; Benvenuti nel mio mondo dove la musica non ha lasciato traccia di se facendo spazio a ritmi ripetitivi, banali, dove le parole non hanno senso e le persone non possono fermarsi a capirne il significato. Benvenuti nel nuovo mondo, la nuova era, dove Londra è sinonimo di starbucks, dove manifestare vuol dire non far tornare un uomo a casa dalla propria famiglia, dove le fotografie sono incomplete senza il flash riflesso allo specchio, le tredicenni si truccano da quarantenni, e le quarantenni ballano sul cubo con i coetanei delle figlie, dove i libri si scaricano da internet, come la musica, i film, dove non esistono i libri sottolineati con le rose essiccate al capitolo finale, dove non si scrivono più lettere col il profumo sulla busta, dove le persone non hanno ideali, non hanno sogni, speranze, dove non si sa più cosa sia un disco in vinile, dove se ascolti John Lennon, Axl Rose e Kurt Cobain non capisci niente di musica. Benvenuti nel teatro dell'assurdo, dove tutto ciò che vedi è una realtà a cui ti arrendi, dove non si ha più il coraggio di rompere gli schemi, di cambiare, dove la politica sembra un sogno irrealizzabile e 'La legge è uguale per tutti' una barzelletta da raccontare a tavola con gli amici. Benvenuti nel mio secolo dove i professori hanno deliri di onnipotenza, dove non esiste libertà di parola se non sei 'qualcuno', dove c'è censura, dove per tolleranza si intende solo il muratore rumeno e non la coppia gay pestata per essersi tenuti stretta la mano, dove se sei bello trovi posto di lavoro, se hai soldi sei popolare dove per valori si intende vodka, durex e lucky strike, dove per esser bella devi pesare 42 chili, dove se vomiti in bagno nessuno ti sente; Benvenuti nella mia vita, dove se pensi alla poesia come al rumore delle foglie sei strano, dove se sei strano sei mostro, se sei mostro sei solo.
Benvenuti nel teatro della follia, dove non si ha più tempo per ascoltare, sognare, parlare, leggere, dove non si ha più voglia di urlare diritti, di cambiare il mondo, anche nel piccolo, dove non esistono le corse sotto casa con un mazzo di fiori in mano, dove sei un numero, dove sei quello che hai e nient'altro.
'Non sono le parole a fare la differenza' dicono, tu alza la voce e cambia il mondo dal tuo piccolo.
- Keep me alive.
domenica 9 settembre 2012
Eva Luna racconta, Isabel Allende: Recensione.
Ho preso in mano questo libro con una sorta di diffidenza. Conoscevo l’autrice soltanto di nome, e la associavo nel mio inconscio a tutti quegli scrittori che ora vanno di moda tra i ragazzi, Margaret Mazzantini, Palahniuk eccetera. Autori di romanzi leggeri, scorrevoli, che vanno dritti al cuore dei ragazzi ribelli o bisognosi di amore.
Presa da un momento di curiosità, ho comunque deciso di leggere questo libro, scegliendolo alla cieca tra gli altri della scrittrice.
Ho scoperto dunque che si tratta di una raccolta di storie brevi, di una decina di pagine l’una, raccontate da una donna, Eva appunto, su richiesta del suo compagno Rolf Carlé. Con Rolf Carlé finisce anche il libro stesso, in qualche pagina dove viene narrato il suo combattimento per salvare la vita a una bambina.
Già dal primo racconto si capisce l’atmosfera dell’intera opera, l’alone che è quello della leggenda, del mito, seppure a tratti ci troviamo davanti ad una cruda realtà, poiché l’Allende fa sempre e comunque conto degli avvenimenti storici e politici del Sud America dell’epoca. Come stile mi ricorda un po’ Garcia Marquez.
Vicende crude, imprevedibili, sprazzi di vita intrisi di amore e sangue. La figura femminile rappresenta sempre il bene, l’uomo spesso, anche se non sempre, il male o comunque ha dei caratteri negativi.
Non un’opera d’arte dunque, ma molto piacevole, con notevoli spunti di riflessione, quel pizzico di continua nostalgia per qualcosa di lontano e inevitabilmente perduto e tanta, tanta magia.
sabato 8 settembre 2012
Breve storia sulle tette e quant'altro.
Dovete sapere una cosa: le mie tette sono sempre state sottosviluppate. Alle medie, tutti mi prendevano in giro, in un’epoca in cui tutte le ragazze avevano le mestruazioni, poiché io rimanevo con il mio fisico da bambina, più alta delle altre ma pur sempre una tavoletta da surf senza peli. Finiti gli esami di terza media “finalmente” sviluppai, ma il mio corpo rimaneva sempre lo stesso, pur continuando a crescere d’altezza. E non è bello stare in un gruppo di ragazze piccolino e formose, quando si è alti 1,76 e palo della luce. Mi sentivo un maschiaccio, convinta che nessun ragazzo mi avrebbe mai guardata, e i primi anni è stato così. Piano piano però ho iniziato ad abituarmi alla mia condizione, vedendo anche i lati positivi, come ad esempio che mentre tutte le mie amiche combattevano già a 15 anni con il loro peso e la loro ciccia, chi più e chi meno, io ero magra, e quindi potevo vestirmi in qualunque modo. Con la consapevolezza ho iniziato anche ad interessare ragazzi, anche se una timidezza e bassa autostima di fondo è sempre rimasta. Infine lui, L., che mi ha aiutata tantissimo, ma questa è un’altra storia. La questione di fondo è che nell’ultimo mese le mie tette hanno cominciato a crescere. Da una seconda scarsa/prima abbondante/prima in un mese sono passata ad una seconda abbondante, per grande gioia mia, di L, delle magliette scollate, un po’ meno per i reggiseni taglia prima. Le ipotesi sono molte, l’anello, improvvise riprese di crescita (a 19 anni?), intervento divino, ma alla fine chissenefrega sapete! Ora ho qualcosa da palparmi sotto la doccia!
giovedì 6 settembre 2012
Mediazione linguistica/test
Fatto i test alla Carlo Bo a Roma!
Ieri Inglese, e mi ha accompagnata L., visto che non ero mai andata a Roma da sola, paura a prendere la metro da sola, insomma impedita. Lui poverino è stato due ore ad aspettarmi all'ingresso dell'"università" (con le virgolette perché la considero solo scuola e basta, troppo piccola), ovviamente mettendosi a leggere un qualche libro di tizi che sono italiani ma si firmano sotto un nome cinese. Valli a capire.
Oggi invece sono andata da sola *fuochi d'artificio*, non mi sono persa, non mi hanno derubata e ho superato anche il test di francese, sebbene "si vede che la tua prof delle superiori è uno scandalo, penso che non hai mai parlato, parlato ma parlato tanto", cit. professoressa, e ho ripensato a Madame Ferraro, che durante l'interrogazione raccontava i cazzi suoi e poi a seconda di come avevi detto le parole introduttive ti metteva il voto.
Passata anche un po' la paura di ritrovarmi con tutte ragazzine figlie di papà, sembrano tutti molto simpatici e addirittura ci sono dei maschi! Dei m.a.s.c.h.i, anche se si fa lingue! Ovviamente saranno tipo tre in tutto il corso.
domenica 2 settembre 2012
Manifestazioni e testS
Avevo scritto sul cellulare uno sfogo assurdo sul padre stronzo che mi si accolla, che non mi da le mie libertà, che pensa che sia ancora una bambina eccetera eccetera. Siccome però dopo due giorni il nervoso mi è passato, penso che è inutile pubblicare queste lamentele da adolescente ribelle visto che tento di portarmi in modo dignitoso i miei pochi diciannove anni di età.
Questi giorni sto partecipando alla preparazione di una manifestazione per l'ambiente e la salute , primo perché L. mi insiste/costringe, poi perché un po' ha cominciato a prendere anche a me. E' bello fare qualcosa in gruppo, non semplicemente andare a zonzo o chiacchierare presso un pub ma avere un obiettivo, anche se penso che non abbia conseguenze, di scioperi/manifestazioni in questa zona se ne sono viste fin troppe, e i risultati non si sono visti.
Mercoledì e Giovedì test per l'università, ansia!
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