venerdì 24 maggio 2013

Mi dici che ti manco, che quello che avevamo noi non ce l’aveva nessun altro, che non capisci perché ci siamo persi di vista e quasi non ci parliamo più, di certo non ci confidiamo più nulla. Allora, capisci una cosa. Io ho deciso di chiudere i rapporti, di perderti di vista. Io ho deciso di non confidarti più nulla, perché ho capito che non ne valeva la pena, che i momenti belli non compensavano quelli ad urlare e a piangere mentre tu facevi l’orgogliosa e quella che alla fine non gli importava niente, il tutto mentre facevi la troietta in giro e nessuno poteva dire che ti stavi comportando da bambina viziata. Io capisco che ti manco, perché quando mai la troveresti un’amica come me, e lo dico nonostante abbia l’autostima bassa, nonostante per dire quello che sto per dire ora devo raccogliere tutta la sicurezza che ho su quanto valgo. Credo che non la troverai un’amica come me, che dice le cose come stanno, a cui a volte scappa un po’ di sarcasmo ma alla fine ti difende sempre a spada tratta. Che ad alcuni, a molti in verità, questo atteggiamento non è che piace, ma a te si, ridevi sempre e mi stimavi anche, per il mio fare pungente con tutti quelli che non mi andavano a genio e con quelli che mi andavano contro ingiustamente. Le mie amiche non mi ricordano mai per i problemi e per le lacrime, quelle le ho lasciati tutti a Lui, piuttosto mi associano con il fare goffo e divertente, la mia acidità intermittente e i discorsi un po’ troppo seri e filosofici. Ti manco perché al posto di tutto questo ora non hai intorno che ragazze superficiali come cerchi di farti credere anche tu, quelle che basano la loro popolarità sui ‘mi piace’ sotto le foto di Facebook e la quale massima aspirazione è poter dire di aver trascorso un sabato sera da urlo all’insegna dell’alcool. Mi spiace se ad un certo punto hai sentito il bisogno di persone così, e io non lo sono e mai lo sarò. Io sarò sempre la ragazza un po’ troppo solitaria e riflessiva che preferisce stare con un’amica da sola a parlare, parlare e basta. Quelle come me, che preferiscono parlare seriamente di qualcosa e non passare la giornata a discutere di cose inutili e futili sono rare ormai. Tu lo eri, tanto tempo fa, ma non più. Forse non sono migliore né peggiore di altri, ma ho un mio perché, un mio specifico modo di essere, non mi faccio trasportare dal vento, che come capita capita. Tu trovala un’altra amica che ti sorregga nonostante tutto, nonostante a volte tu non ci sia per lei, nonostante i messaggi senza risposta, nonostante le sparizioni senza motivo. Ti sfido a trovarla e tenerla stretta senza che si stanchi come mi sono stancata io. Trovala un’altra cattiva come me ma allo stesso tempo che sa essere la più dolce del mondo. Qualcuna che sa dividere le conoscenze di comodo con cui uscire e le amicizie vere. Qualcuna che è talmente razionale che non si può fare altro che abbracciarla perché è l’unico modo con cui si scioglie un po’. Ti manco lo so. Ti mancherò ancora di più a ogni nuova persona che incontrerai e che sarà stupida, che se verrà a sapere che leggi ti riderà in faccia, che non pensa ad altro che al vestito nuovo che ha comprato. E mi rimpiangerai perché la cosa bella è che sei stata tu a mandarmi via, a farmi stare così male da farmi mandare a fanculo tutto il noi che era rimasto. Tu non mi manchi. Perché una come te, una indecisa come te, una orgogliosa come te, una che si crede speciale come te, io la trovo in ogni angolo, tranquilla.

mercoledì 22 maggio 2013

Tra qualche mese compio vent’anni, la fine del “teenage” e blablabla. I miei genitori mi hanno chiesto se volevo organizzare qualcosa. Lo chiedono tutti gli anni, e mi sento sempre un po’ in colpa quando dico che non ho voglia di festeggiare. Non ho festeggiato i miei 18 anni, in realtà non ricordo neanche l’ultima volta che ho fatto qualcosa. Sarà stato alle medie, tipo. Ne parlavo anche con A. una decina di giorni fa, anche se di lei. Quando è diventata maggiorenne lei l’anno scorso (è ancora “piccolina”) non ha organizzato nulla perché era appena tornata da un anno di scambio culturale all’estero e pensavo che quindi avesse deciso così perché non si sentiva più legata con nessuno. Invece l’altro giorno mi ha detto che era perché si era resa conto che molta gente sarebbe venuta soltanto per “passare una serata”, e non per lei. E ho pensato che alla fine la ragione delle mie reticenze forse era proprio quella, più del mio non voler sentirmi al centro dell’attenzione. Io non ho mai avuto molti amici, e nell’ultimo anno ancora meno del solito. Se dovessi organizzare una serata per il mio compleanno probabilmente le persone che vorrei con me sarebbero meno di una decina. Però non mi sento sola, perché le poche persone che ci sono ci sono davvero, anche se non ci sentiamo sempre, la loro presenza è sempre dentro di me e non mi fa sentire sperduta. D’altronde, se anche uno di quei tre, forse quattro “migliori” venisse a mancare io non so come farei. Forse ho una vita sociale triste, perché non chiamo tesoro chiunque mi capiti davanti e neanche loro, neppure loro perché non sono incline a tenerezze fisiche, preferisco cercare di esserci e preoccuparmi, nel mio piccolo modo patetico. Più volte ho capito di sbagliare a fare così, ma continuo imperterrita, prima o poi tutto il bene mi tornerà indietro, forse sta già tornando. Lo so.

martedì 21 maggio 2013

Con lui mi viene sempre così tanto da ridere. A lui piace quando rido, dice che sono bella, anche se io non ci credo, penso di avere una bocca enorme e un po’ mi vergogno di ridere in pubblico. Con lui no, non è mai stato così, mi sono sentita a mio agio fin quasi dal primo momento. Con lui però a volte mi chiedo se non gli abbia detto quel ‘ti amo’ troppo presto, forse avrei dovuto aspettare, perché, rispetto a quanto lo amo ora, due anni fa non era niente, niente. Il problema è che non sono riuscita a vedere il confine tra la cotta e l’amore, con lui. A un certo punto con lui ho smesso di considerarmi l’eterno problema, l’eterna lagna, sempre quella di cui nessuno ha bisogno, ecco tutto. Lui ha provato a convincermi (e in parte c’è riuscito) che vado bene così, che non c’è nulla che dovrei cambiare in me, che non sono ‘meno donna’ se mi comporto in certi modi ogni tanto, che resto bella lo stesso, che non dovrei inventare qualcuno che non sono. Mi ha reso libera, eppure penso sempre se tutto ciò che abbiamo condiviso all’inizio della nostra storia non fosse stato troppo frettoloso, che forse avremmo potuto ancora viverle certe cose, forse più pienamente. Non è mai tardi per dire di amare qualcuno ma se invece fosse troppo presto? Se con questo tutto il condiviso diventasse scontato, i baci per strada, le parole non dette ma alla fine confessate comunque sotto l’intimità delle coperte, sussurrate senza guardarlo negli occhi. Forse è vero che può essere troppo presto per dire a qualcuno che non non aspettiamo ormai altro se non lui, le sue labbra, guardare insieme le stelle e piangere e sfogarsi sulla sua maglietta, trovare un riposo tra le sue mani che riscaldano mentre il mondo intorno continua il suo ininterrotto giudicare e puntare il dito. Forse può essere troppo presto dire a qualcuno che tutte le preoccupazioni vanno via per un momento se c’è lui, che per una volta viene la voglia di vivere, di abbracciarlo e di ridere, di farsi regali stupidi ma inaspettati e quindi belli, di farsi toccare i capelli anche se prima ci dava davvero tanto fastidio se qualcuno lo faceva. Forse può essere troppo presto, sempre troppo presto dire che ancora non ci si crede che una persona simile ha scelto proprio noi, che ci ha resi migliori e degni di guardarci allo specchio e salutarci la mattina con allegria. Ed è per questo che ultimamente sto ridendo di più.

mercoledì 15 maggio 2013

Oggi vorrei stare stesa su un prato con te a prendere il sole, anzi no a prendere le stelle, a guardarle. Non lo abbiamo mai fatto, e un po’ mi dispiace, ma forse per te è un po’ troppo da romantici, tu così con i piedi per terra e io no, per niente. Da una parte neanche mi dispiace questa diversità, ci confrontiamo ogni giorno, ci completiamo, due opposti che nonostante tutto cercano di capirsi, si capiscono e si accettano. E si amano proprio per quelle piccole-grandi diversità. Più che trovare qualcuno uguale a me avevo bisogno di qualcuno che mi stesse accanto, che mi ascoltasse davvero, e non l’avevo mai capito prima di trovarlo. Quindi forse più che di fantasticare su cosa vorrei tanto fare con te (perché prima o poi faremo tutto, lo so), dovrei pensare a tutte le cose che abbiamo condiviso: andare in giro per Roma a guardare i turisti e cercare di indovinare di quale paese siano; farmi trascinare al cinema a vedere un film che non mi ispira proprio ma venirci solo perché vuoi tu, e alla fine mi piace pure, perché hai sempre ragione; tranne quella volta che per sbaglio siamo andati a vedere un film horror che tu sostenevi fosse un thriller e poi avevi più paura di me; andare al mare insieme anche se io non ci vado mai al mare perché non mi piace, e starci bene; andare al mare insieme a Maggio che tu dici di stare attenta che l’acqua è fredda anche se poi per me è calda (abituata ai 15 gradi di lago finlandesi) mentre tu più dell’alluce non ti bagni; andare ai musei e camminare camminare camminare e farmi spiegare i quadri perché hai studiato storia dell’arte bene a differenza mia che non ricordo più niente; andare nelle librerie e restarci quasi un’ora a fare “questo l’ho letto, questo è bellissimo compralo, questo me l’hanno consigliato” e uscire con 15 euro di meno; presi da propositi folli andare ad avventurarci ad un castello “abbandonato” salvo poi tornare indietro per la presenza di panni stesi; e sdraiati sull’erba giocare a botte finché io non ho le ginocchia verdi come i bambini (io sempre, tu mai, chissà perché). Una cosa che vorrei fare però, davvero, e mi tormenta sempre un po’ non potere, è portarti nel Nord con me, farti vedere i boschi folti dove il sole non filtra eppure i mirtilli crescono rigogliosi, i tramonti silenziosi al lago, il rumore dei piccoli ricci che sembra stia passando un orso e avere un momento di terrore puro, farti vedere un film al cinema coi sottotitoli sia in finlandese che in svedese, sopra e sotto, e scoprire che in realtà si vede bene, non come pensi tu; farti vedere che il mondo forse non è così muto quanto sembra qui, che parla, è tutto intorno a noi, tra la rugiada e la pioggia e i piccoli animali e gli alberi. Vorrei.

lunedì 13 maggio 2013

Ho provato più volte a trovare una mia vera identità ma mi sono trovata soltanto particolarmente scomoda. Io vorrei essere qualcuno, essere un “me”, mentre invece penso di essere tante cose, tante cose diverse, e di avere un “me” unitario soltanto sulla carta d’identità (e anche lì non è che c’è l’esattezza matematica, sono cresciuta qualche centimetro ancora dopo, i capelli si sono allungati rispetto alla foto e di solito sono più truccata). Col tempo sono stata quella che cercava di nascondersi da tutto e da tutti, quella aggressiva, e ora quella che cerca finalmente di essere un po’ più femminile. Pensiamo di essere unici ma come si può se neanche siamo una cosa soltanto? Forse sono solo tutte queste fasi della mia vita messe insieme, il risultato di numerose addizioni che fa un po’ meno di zero. Cerco in maniera un po’ più ordinata quello che prima provavo a tentoni nel buio, un’identità mia definita. Cerchiamo la felicità, l’identità, la serenità (che fanno pure rima) con infiniti attributi che ci diamo da soli. Come dice Milan Kundera “Qui sta lo strano paradosso in cui incorrono tutti quelli che coltivano l’io col metodo del sommare: si sforzano di sommare per creare un io unico e inimitabile, ma poiché diventano istantaneamente propagandisti degli attributi sommati, fanno di tutto perché quanta più gente possibile somigli a loro; avviene così che la loro unicità ricomincia a disperdersi rapidamente.” Finché non arriva il momento in cui ritieni di essere perfettounicoinimitabile appunto, e credi di essere tutto e tu, mentre alla fine basta una piccola scossa per farci cadere da dosso tutte quelle false maschere che abbiamo, che però eravamo talmente convinti che fossimo NOI da rimanere vuoti all’interno. Neanche una scossa, basta un bacio, un sorriso, un “ti voglio bene” perché tutto il nostro essere ci scivoli dalle mani per cadere per terra. Forse tutto ciò che dovremmo fare è solo accettare lo scorrere dell’alternarsi della felicità e delle delusioni, adattarci alle contraddizioni e che nessuno ci accetterà mai, né per come siamo né per la maschera che indossiamo. Alla fine è tutto un unico eterno ciclo da cui non impariamo niente se andiamo avanti con gli errori e col nasconderci, se non capiamo che la cosa da fare è semplicemente eliminare il superfluo, gli amici non amici, gli interessi non interessi, le cose futili che non ci danno che un’apparenza di felicità e di compagnia. E’ solo la nostra scelta di adattarci che può farci risalire a galla più forte che mai, perché alla fine siamo soltanto in un gioco d’incastri difettoso, a cui dobbiamo abituarci di non poter mai combaciare perfettamente con nessuno.

venerdì 3 maggio 2013

Non fatevi influenzare dai parenti, dagli amici, da chi “ci è passato”. Nessuno ci è passato allo stesso modo in cui la state vivendo voi, e voi non lo sapete, ma magari queste persone non hanno neanche seguito il loro stesso consiglio. Sono tutti bravi a fare gli uomini/donne vissuti quando non si tratta dei loro sentimenti, quando non sono loro a mettersi in gioco, quando osservano i gesti degli altri senza paura di sbagliare, senza paura di non poter più tornare indietro. Si tratta solo di consolare la figlia, l’amica o l’amico alla fine, di consigliarlo/a, niente di vincolante né essenziale. Invece per noi lo è. A volte non sappiamo proprio che fare, al punto che ci aggrappiamo a chiunque ci dica la parolina sensata e seguiamo ciecamente il consiglio quasi come se fosse l’unico salvagente, non pensando con la propria testa. Ad esempio, quando si tratta di mandare a quel paese qualcuno, all’improvviso diventano tutti maestri di dignità, con un orgoglio infinito, “mandalo via, non ti merita” come se loro non avessero pianto per qualcuno per anni e anni perdonandogli tutto, ogni tradimento, ogni parola cattiva, perché troppo deboli. Giudicare chi è innamorato di un “cretino” quando il proprio cretino si scopa tutta la città. Ho sempre pensato che coloro che danno dei consigli in realtà li stiano dando a loro stessi, pensando a come si sarebbero dovuti comportare ma non riuscendoci. Mi ci metto anche io, in prima fila. “Fagliela pagare” mentre tu lasci passare tutto liscio senza dire nulla, per paura di sapere, o paura di essere lasciati. E passare questi rimorsi alla persona che sta vivendo qualcosa di simile al tuo. Anche se so di non poter mai del tutto mettere in atto questo proposito, credo che la cosa migliore sia fare tutto di testa propria. Sbagliare se si ha bisogno di sbagliare. Crederci e perdonare anche se l’amica dice che è una cazzata. Restare amici anche se è impossibile. Sbagliare, fino a sbatterci la testa, fidarsi, anche se la si potrebbe prendere in quel posto, amare, anche se ci si potrebbe pentire. Non ascoltare gli amici. Che a volte potrebbero essere anche invidiosi e consigliare di conseguenza, pure se forse non se ne rendono conto neanche loro. Su certe cose bisogna umiliarsi una volta, altrimenti ci si umilierà per tutta la vita. Alla fine, quando saremmo quelli che non si fanno problemi a dire “lasciamoci”, “non ti credo più”, capiremo che per tutto questo bisognava soltanto cadere da soli. Perché ci sono cose che si possono, devono fare con altre persone ma altre che si possono fare solo con sé stessi. Cose che si crede di poter dire a chiunque ma che in realtà possono soltanto venire sepolti dentro di noi. Ci sono cose che esistono solo nella nostra testa. Che alla fine portano all’amore di sé, se coltivati.

mercoledì 1 maggio 2013

Sta iniziando l’estate, e sta iniziando il periodo in cui tutti cominciano a guardarmi strano perché sono ancora bianca. Bianco latte. Tutti gli altri fanno queste gare a chi è più nero, a chi è più bruciato, a chi è più spellato. No comment. Io sono bianca perché la mia pelle è delicata (sarà colpa delle mie discendenze nordiche) perché non mi piace stare al sole immobile sdraiata, neanche il mare mi piace particolarmente a dire la verità, e usare quelle “creme abbronzanti” mi mette tanta, tanta tristezza. Ragazze, se siete brutte, lo siete anche se abbronzate, tranquille, e il segno bianco del reggiseno non vi rende più fighe. Quindi voi che mi dite “ma quanto sei bianca..” Sappiate che sto resistendo ad un calcio violento sui denti, così non vi restano più neppure quelli bianchi, e siete contenti. Poi siccome questa cosa me l’ha inculcata la mia santa madre, ricorderò per la vita quando da piccola una di quelle signore pettegole del quartiere mi disse “Amore mio, ma la tua mamma non ti ci porta al mare?” E io risposi “No, perché sennò divento come te, tutta rugosa con la pelle del collo che ti arriva alle spalle, io voglio essere liscia e bella come mamma”. Avreste dovuto vedere la faccia.