sabato 25 agosto 2012

Ragione e sentimento, Jane Austen: recensione.

Ci troviamo davanti ad un romanzo grazioso, quasi un quadretto idilliaco della campagna, i cui personaggi sono disegnati in modo piacevole quanto superficiale, e all’interno di questo paesaggio della società borghese dell’Ottocento inglese vivono, amano e provano delusioni. Come anche in Orgoglio e pregiudizio, il tema trattato è la denuncia delle passioni troppo forti e l’elogio dell’amore maturo, consapevole. Ragione e sentimento: la prima è rappresentata da Elinor, la sorella maggiore, molto, anche troppo prudente, posata, mai incline al pregiudizio, che riflette a fondo su ogni questione prima di prendere una decisione e contiene i suoi dispiaceri per non far soffrire le persone che ama; col tempo riuscirà a raggiungere la consapevolezza di provare un pieno amore; il sentimento è rappresentato da Marianne, la sorella minore, dotata di troppo sentimentalismo, vive le gioie come i dolori con eccessivo trasporto, ha una lingua scomodamente arguta per il mondo in cui vive, condanna senza conoscere. Dovrà passare attraverso una cocente delusione prima di maturare nel senno e nei sentimenti. Attorno ai drammi delle due sorelle si intrecciano poi le vicende della loro famiglia (alla morte del padre si ritrovano in una difficile situazione economica) e dei loro amici. Le due ragazze sono diverse quanto attaccate l’una all’altra, sempre pronte a difendersi a vicenda. Elinor ama Edward, il fratello di sua cognata, di famiglia troppo elevata per lei; Marianne invece è legata al giovane Willoughby, come lei spontaneo e passionale, mentre la ama, non ricambiato, il colonnello Brandon, giudicato dalla giovane come anziano e pedante. Complessivamente devo dire che il racconto, pur piacevole e di facile scorrevolezza, manca di profondità psicologica. Marianne è eccessiva, eccessivamente sentimentale, maleducata, il suo personaggio tende all’esagerazione. Elinor è fin troppo facilmente identificata con l’eroina di turno, colei che si sacrifica, soffre in silenzio e con la sua forza d’animo riesce a tenere le briglie delle vicende che le si snodano davanti. I personaggi maschili poi sono soltanto abbozzati, forse con l’eccezione del colonnello Brandon. Infine, a mio parere il “happy ending” arriva un po’ troppo precipitosamente, quasi come se alla zia Jane fosse finito lo spazio per scrivere e avesse dovuto riassumere tutto quello che ancora aveva da dire in tre misere pagine. Buona nota per l’ironia, molto sottile, elegante e impietosa.

venerdì 24 agosto 2012

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Da quando sono tornata L. non fa altro che pensare al sesso. Ci siamo visti due volte ed è stato un continuo sfiorarsi, baci sul collo, mani dove pubblicamente non dovrebbero andare e baci passionali. Ma non c'è stata ancora occasione, e siccome facciamo parte di quei romantici che pensano che farlo in macchina come mero sfogo di un bisogno sia triste, chissà quando ci sarà. Il fatto è che non è mai stato così prima. E' sempre stato romantico, tenero e dolce con me, e il confine tra amore e sesso era molto netto tra di noi. La maggior parte del tempo siamo due innamorati piuttosto aperti al mondo, prendendo in giro quegli amici che si chiudono nel loro guscio o che non sanno frenarsi neppure ad una semplice festa, tanto che magari spariscono per un paio d'ore tornando tutti arruffati e sorridenti. Il momento passione è sempre rimasto strettamente tra le mura di una camera, quasi si fossero trattate di due persone diverse. Ora non più. Ora sento il suo bisogno ogni secondo, in ogni messaggio che mi manda, ogni parola che ci scambiamo ha un doppio senso, ogni bacio che gli do lui lo interpreta come un segno del mio desiderio nei suoi confronti. Ma non è così. Certo lo desidero anch'io, lo desidero sempre, non solo dopo un mese di lontananza ma ogni secondo. Passerei ogni giorno a fare l'amore con lui. Ma non per l'atto in quanto tale, non del tutto almeno. Avrei voluto che mi accogliesse con la gioia di avermi vicina, accarezzarmi i capelli e odorarmeli, abbracciarmi con forza. Non così. Forse sono ingiusta, ma una sottile delusione mi attraversa e non riesco a scacciarla via.

mercoledì 22 agosto 2012

Suicidio a Roma il giorno più caldo dell'anno.

Oggi ho rivisto di nuovo L. dopo un mese di lontananza. Abbiamo deciso di passare un'intera giornata a Roma, in modo da avere tanto tempo a disposizione e lontani da occhi conosciuti. L'abbiamo fatto spesso, durante questo nostro anno e due mesi (tra poco tre) insieme. Ovviamente però, oggi è stato (dicono) il giorno più caldo dell'anno, e stare a Roma d'estate non è il massimo, quindi potete immaginare i litri di acqua che ho bevuto per compensare quello che ho perso sudando! Ne è valsa la pena però, altroché. Ritrovarlo è sempre bellissimo, non importa il contesto. L'unica cosa che mi dispiace è che ho fatto la doccia appena tornato, lavando via caldo e fatica, ma ora, poco meno di due ore dopo, ne avrei bisogno di un'altra! Voglio un'altra granita alle mandorle nella Gelateria del Teatro.

martedì 21 agosto 2012

Ritorno in patria.

Quasi esattamente due ore fa sono tornata a casa. Ci siamo svegliati alle quattro e mezza e ho dormito quasi tutto il viaggio, un po' nostalgica a dire la verità, dilaniata tra la consapevolezza di tornare in Finlandia soltanto tra un anno e la voglia di rivedere tutti. Appena ho aperto il cancello e le mie gattine mi sono corse miagolando incontro, nel mio stato d'animo ha prevalso la seconda opzione. E' bellissimo stare di nuovo qui, e nonostante alcuni mi reputino quasi un'asociale ho voglia di camminare per strada, chiacchierare con qualcuno, conoscere nuove persone e passarci del tempo insieme. Potevo fare queste cose anche su, direste. Sì, peccato che i miei genitori vogliono passare tre settimane del mese che ci stiamo in mezzo al bosco, con nessun'altra abitazione vicino. Per questo della mia età oltre ai miei parenti non conosco praticamente nessuno. Ora un po' di cazzeggio al pc, dopodichè doccia visto che le mie gambe, ascelle e baffi hanno bisogno di una pesante manutenzione!

venerdì 17 agosto 2012

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Passati tre giorni noiosissimi con genitori e fratello nell‘arcipelago di Turku. tutto il tempo in macchina in mezzo al nulla, l‘unica impressione che mi è rimasta è stata quella del cottage la prima sera. siamo arrivati verso le nove, faceva ancora caldo come durante il giorno ma nell‘aria c‘era quel qualcosa che sempre prelude al tramonto, un certo arancione nel colorito del cielo, la calma del mare ma soprattutto il silenzio. le sere qui in finlandia, se riesci a non infastidirti delle zanzare che ti mangiano vivo, sono stupende. la gente sta dentro a bere birra, così che fuori non c‘è nessuno. quella sera passeggiavo sugli scogli a leggere le incisioni di ragazzi, spesso coppie, tanto che L. ha cominciato a mancarmi da morire. con lui anche un viaggio così noioso sarebbe stato interessante, sicuramente. vabbè.

lunedì 13 agosto 2012

amicizie false vere semivere

Sto aspettando con ansia che L finisca di scrivere la sua porzione di diario. Quando abbiamo festeggiato il nostro primo anno insieme, gli ho regalato un quaderno dove per tre mesi avevo appuntato i miei pensieri, soprattutto riflessioni concernenti il nostro rapporto. Ero arrivata fino a meta' quaderno, ora tocca a lui, ma io sono troppo curiosa! Anche se conoscendolo non avra' parole dolci per me, forse solo a proposito del soggiorno a parigi. Non vedo di tornare a casa e di rivederlo, di rivedere tutti quanti. Ricordo quando uscivo ancora nel mio paese e quando tornavo da qui molte cose erano cambiate: i membri del gruppo, i fidanzamenti, i luoghi dove si usciva. Era una cosa che odiavo, perche' io ssono sempre staa per le amicizie esclusive, stabili. Poche. Non riesco a fare l' amica di tutti quando poi so che se mi serve qualcosa non posso rivolgermia loro. Sono portata a questo anche dal mio senso di inferiorita' verso gli altri, credo, dal mio sentirmi insignificante. Poi mi capitano sorprese come l' altro giorno quando una ragazza che mettevo tra i semplici conoscenti mi ha invitata al suo compleanno per pochi intimi. Neanche fose stata una con pochi amici. Poi mi sento in colpa perche' la considero una persona con cui passare il tempo e chiacchierare ogni tanto, con precauzione casomai pensasse che faccio troppo la faamiliare. Ed e'' una cosa che capita spesso, un po' il contrario di chi pensa di avere decine di persone intorno a se mentre in realta' ne ha uno o due. Non so qual'e' meglio sinceramente. Tanto sola, o quasi, mi ci sento comunque.

sabato 11 agosto 2012

Una lettrice frustrata.

Don't worry per voi egregi odiatori di libri, non sto per affrontare una lunghissima recensione su uno dei millemila libri noiosi che ho letto. Potete stare tranquilli. Oggi voglio soltanto sfogarmi su una scrittrice che ha accompagnato la mia vita nel cottage Finlandese da quando avevo dodici anni o giu' di li'. La scrittrice in questione e' Jean Marie Auel, conosciuta in America quanto sconosciuta in Italia, e soprattutto trattero' della sua serie di romanzi (l'unica, visto che la sta scrivendo da piu' di trent'anni), intitolata "Saga dei figli della terra". (Se volete cercate voi su wikipedia, oggi non mi fa mettere i link sto coso). Brevemente, e' una saga ambientata all'incirca 30.000 anni fa, nel periodo della preistoria, prima dell'ultima glaciazione, c'e' un'eroe e un'eroina che raggiungono nel loro rapporto amoroso un'equilibrio nonostante le loro differenze (l'eroina e' stata cresciuta dagli uomini di Neanderthal, considerati dall'uomo di CroMagnon di cui i due fanno parte, semplici animali schifosi). Moltissime descrizioni, interessanti info su come vivevano i tizi a quell'epoca, tante e dettagliate scene di sesso che risultavano avvincenti per una ragazzina delle medie, quest'anno finalmente il tanto agognato ultimo libro, per cui l'autrice ha fatto penare i suoi fan per ben nove anni. Questo perche' ogni suo romanzo se non consta almeno di 800 pagine non va bene, giustamente. Ora iniziano gli spoiler, quindi se avete interesse di leggere questo romanzo, non andate avanti. Mi sono trovata davanti a continue ripetizioni di fatti accaduti negli altri cinque libri, continue visite in grotte sacre con le pitture fatte da antichi (persino per loro antichi), che la prima volta poteva essere interessante, ma dopo la quindicesima volta, soprattutto visto che NESSUNO sa cosa significhino quegli animali sulle pareti, diventa noioso. Per non parlare poi dello svolgimento della trama stessa, perche' l'eroina (chiamata Ayla), divenuta sacerdotessa della propria caverna, smette per un po' a darla all'eroe (Jondalar), che giustamente pensa di cominciare una fitta relazione con la strega cattiva della storia, colei che lui voleva sposare prima di incontrare l'altra e che aveva fatto di tutto per far dispetti ad Ayla. Non si tratta di tradimento, perche' in quella societa' si puo' andare con chi vuoi, pero'. Visto che tanto si vantava di essere talmente innamorato di lei da non voler andare con nessun'altra, alla prima occasione smette di interessarsi a lei, e passa con Marona (la strega, bellissima ma cattivissimae blablabla) tutto il suo tempo libero, fregandosene del fatto che la propria madre sta sul letto di morte. Ovviamente, essendo l'ultimo romanzo, deve finire bene. Ayla, in preda ai rimorsi (perche' pensa di essere colpevole perche' ogni tanto era troppo stanca per intrattenere il marito) e alla gelosia, va a letto con il piu' abominevole, ubriacone schifoso della caverna. Davanti gli occhi di Jondalar che pensando si tratti di violenza praticamente lo ammazza. Dopodiche' i piccioncini si riuniscono, senza pero' sicurezza che lui smetta d'ora in poi di andare a donne, confortato soltanto dalla devozione assoluta di lei che non potrebbe mai tradirlo, perche' lo ama. Bella cagata.

venerdì 10 agosto 2012

Tizio al mercato che ci prova mentre gli sto comprando le patate. E’ triste quasi quanto le cameriere di pub/ristoranti coi clienti. Quasi.

giovedì 9 agosto 2012

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Domanda esistenziale: qui in Finlandia si vende il succo di frutta alla fragola. Partendo dal presupposto che e' buona, come si fa il succo alla fragola? No, davvero, lo spremono, lo schiacciano, c'e' un particolare macchinario che fa tipo un'iniezione alla fragola e ci toglie il liquido? Si' non ho niente da fare, la Federica in me alza la testa anche se qui mi chiamano Emilia (secondo nome della sottoscritta) perche' non sanno pronunciarmi il nome. Emilia e' un nome da vecchia e saggia e pedante.

martedì 7 agosto 2012

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Tornata dal cottage, ora mi aspettano due settimane di nonna e fratello. Viaggio lungo,sono stanca morta e col reader. Mi faccio una sessione di tumblr, va.?