Amaranth
Questo non è un blog, è un diario. Quindi se vi annoia leggere le giornate noiose di una ragazza noiosa non faccio per voi, davvero. Sono di Roma, mi piace leggere, suonare il piano e i gatti.
lunedì 12 agosto 2013
Spesso mi sono resa conto che la gente, pur dichiarandosi atei, professa comunque una religione, spesso inconsapevolmente.
Come primo esempio mi vengono in mente coloro che si dedicano totalmente al loro ragazzo, annullandosi e rifiutando di vedere del negativo in loro, pur magari avendo delle corna degno di qualunque alce.
Ci sono poi coloro il cui dio diventa la televisione, le tv show, i reality, Gossip Girl e la loro vita deve essere simile, altrimenti sarebbe vuota e senza senso.
Ci sono coloro che ergono a dio se stessi, non si informano o se lo fanno è soltanto per poter poi esprimere la propria opinione che è necessariamente migliore.
Ci sono coloro che hanno un’autostima così bassa da vedere tutti gli altri come migliori, cercano di emulare la massa, vogliono far parte di un gruppo per sentirsi veri, per sentirsi esseri umani.
Ci sono coloro che si aggrappano ai libri, alla cultura, e in ogni loro parola senti l’eco di una citazione neanche troppo assimilata.
Ci sono coloro che dichiarano di seguire un dio-ideologia, che è l’unica e vera e attendibile.
Ci sono coloro il cui dio è la distruzione, l’andare controcorrente, bruciare i dei degli altri.
martedì 2 luglio 2013
sfogo
Nervosismo. Quando le persone iniziano a criticare il tuo modo di vivere, di fare, e il modo di vivere della famiglia, come se il loro fosse in qualche modo migliore perché è quello che fanno tutti, si è sempre fatto così, e siccome io, noi non facciamo come gli altri allora non capiamo proprio nulla, è un sillogismo, certo, ovvio.
Se da quando sono nata sono solita a passare due settimane in Finlandia, al lago, in mezzo alla natura, al silenzio, a fare piccole cose quotidiane e rilassanti come leggere, mangiare sempre cose nuove, fare la sauna, prendere il poco sole che c'è e nuotare, non c'è bisogno che mi fai sentire la tua velata opinione della "vera" vacanza, all'insegna dell'alcool, delle nottate in bianco e delle scopate facili, soprattutto quando in realtà una vacanza così non l'hai mai avuta e la vivi soltanto nella tua immaginazione o bevi insieme ai tuoi genitori, cosa triplamente più triste.
A volte penso la gente decida da sola cosa è "fashion" e cosa no, e cerca di viverla così anche se non è magari neanche quello che la fa sentire meglio. In questi tempi vanno di moda le scopamicizie, perché bisogna dimostrare che la donna è emancipata e non si possono chiamare troie, e quindi tutti vogliono una cosa da botta e via, per dimostrare agli altri e a se stesse che si può. E chi non fa lo stesso è una sfigata, un asociale, una che non capisce niente e soprattutto non è degna di far parte della compagnia. Tutto questo magari mentre è proprio quella persona la prima ad essere presa in giro da tutti a sua insaputa, proprio perché non è spontanea per nulla.
L'apparenza, il mostrarsi, farsi le foto anche quando si va a prendere un gelato per far vedere che nell'uscire di casa ci si è acchittati come meglio si poteva perché "chissà chi mi vede poi", spettegolare su ragazzi e su con chi stanno, chi frequentano, anche se lui neanche sa come ti chiami e non ti riconoscerebbe per strada, sono tutte cose che vedo quotidianamente, a volte mi ci sono lasciata coinvolgere anche io e in seguito mi sono fatta schifo da sola. Penso a cosa potrebbe dire di me gente che io non so neanche che esistono. Penso che vorrei essere libera di fare quello che voglio, ma non per dire al mondo che faccio quello che voglio. Penso che bisognerebbe abbattere tutte quelle ragazzine superficiali che chiamano "amore" chiunque capiti davanti, anche se spesso sono le mie stesse amiche (superficiali). Penso che si dovrebbe intavolare un discorso più serio senza essere guardati come un alieno prima di essere ignorati per mostrare la nuova sigaretta elettronica.
Penso che pretendo troppo, però.
domenica 16 giugno 2013
Con te non c’è bisogno di dimostrazioni, di gesti eclatanti. Non c’è bisogno di tenerci per mano per far vedere a tutti che stiamo insieme, di scriverci frasi dolci su Facebook e di andare ovunque come coppia e in quanto coppia. Se dovessi descrivere la nostra relazione con un gesto sceglierei gli abbracci. I momenti brevi di abbandono tra le braccia dell’altro, il tuo viso nell'incavo del collo, gli occhi chiusi. O le risatine durante i baci. E senza dircelo a voce alta lo sappiamo che quei momenti esistono perché abbiamo bisogno di aggrapparci l'uno all'altra, ogni tanto, di condividere i pensieri oppressivi, le paure, le paure che l'altro se ne vada. Un abbraccio, un bacio fugace a volte è tutto ciò di cui ho bisogno. Ed è bello perché non c'è bisogno di cene a lune di candela ma piuttosto osservarti cucinare per me mentre mi prendi in giro che non sono capace e vederti felice quando mangio tutto e con gusto; non ho bisogno di parole infinite e dichiarazioni e messaggi chilometrici in cui mi dichiari amore eterno quando lo sappiamo che niente è eterno; non ho bisogno di passare ogni giorno insieme a te, perché dentro di me ci sei sempre, quando passo un po' di tempo da sola, o con le amiche, o litigando con i miei. Il bello di noi è che non esistono le promesse, che anzi mi dici che forse non ci sarai per sempre perché quello che vuoi fare di stesso è più importante di quello che vuoi fare di noi, eppure resti sempre, nonostante i miei lamenti le gelosie e i momenti di attaccamento ossessivo, nonostante le volte in cui mi sono sentita troppo dipendente e ti ho messo alla prova, anche con un pizzico di crudeltà. Resti senza catene o costrizioni o radici, ma saldo dentro la nostra storia.
Sono debole, fragile. Solo a pensare di stare senza di lui mi viene il groppo alla gola, i crampi allo stomaco, iniziano a tremarmi le gambe. Mi sento soffocare, svenire. E’ passato tanto di quel tempo dal primo ti amo, dalla prima volta, da quando tutto sembrava bello e nuovo, e penso che dovrei iniziare a vivere il tutto con meno trasporto, con meno foga, con più decoro, con più orgoglio, con più calma, ma non ci riesco. Quando mi dice che esce e non con me e nascondo sempre quel pizzico di ansia che sale: chissà con chi è? Che fa? Con chi parlerà? E’ da pazzi, da gelosi ossessivi, e lo so che non mi tradisce, che dovrei stare tranquilla, ma se si tratta di lui è impossibile, tranne in quei pochi momenti in cui mi accarezza, così, con una cura minuziosa in cui mi fa venire da piangere perché è troppo bello, o quando mi dice che mi preferisce senza trucco perché sono bella lo stesso, più bella. Il resto del tempo mi vedo con i miei occhi e non ci credo che può amare una come me, la immagino con una ragazza più bella, meno lamentosa, con le sue stesse idee e che non sbadiglia quando parla dei suoi interessi; ho paura del giorno in cui non dirà più che le mie sono soltanto delle stupide paure, del giorno in cui non mi rassicurerà più, e soprattutto la sera, da sola, vengono certi pensieri per cui lui non mi ama, non mi ha mai amata e sta con me per l’abitudine e perché per ora gli va bene così. Io invece lo amo, lo amo tantissimo e mi appoggio a lui più di quanto sarebbe furbo, ma la maggior parte delle volte ne vale la pena ed è tutto fantastico. Il nostro amore è ancora il nuovo, il brivido delle prime volte ma anche la sicurezza della stabilità, l’isola sicura, il punto di approdo dopo ogni fatica.
Ma a volte mi riduco talmente male, e da sola, che non so se sapendo tutto questo due anni fa avrei accettato di uscire con lui.
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venerdì 24 maggio 2013
Mi dici che ti manco, che quello che avevamo noi non ce l’aveva nessun altro, che non capisci perché ci siamo persi di vista e quasi non ci parliamo più, di certo non ci confidiamo più nulla. Allora, capisci una cosa. Io ho deciso di chiudere i rapporti, di perderti di vista. Io ho deciso di non confidarti più nulla, perché ho capito che non ne valeva la pena, che i momenti belli non compensavano quelli ad urlare e a piangere mentre tu facevi l’orgogliosa e quella che alla fine non gli importava niente, il tutto mentre facevi la troietta in giro e nessuno poteva dire che ti stavi comportando da bambina viziata. Io capisco che ti manco, perché quando mai la troveresti un’amica come me, e lo dico nonostante abbia l’autostima bassa, nonostante per dire quello che sto per dire ora devo raccogliere tutta la sicurezza che ho su quanto valgo.
Credo che non la troverai un’amica come me, che dice le cose come stanno, a cui a volte scappa un po’ di sarcasmo ma alla fine ti difende sempre a spada tratta. Che ad alcuni, a molti in verità, questo atteggiamento non è che piace, ma a te si, ridevi sempre e mi stimavi anche, per il mio fare pungente con tutti quelli che non mi andavano a genio e con quelli che mi andavano contro ingiustamente. Le mie amiche non mi ricordano mai per i problemi e per le lacrime, quelle le ho lasciati tutti a Lui, piuttosto mi associano con il fare goffo e divertente, la mia acidità intermittente e i discorsi un po’ troppo seri e filosofici. Ti manco perché al posto di tutto questo ora non hai intorno che ragazze superficiali come cerchi di farti credere anche tu, quelle che basano la loro popolarità sui ‘mi piace’ sotto le foto di Facebook e la quale massima aspirazione è poter dire di aver trascorso un sabato sera da urlo all’insegna dell’alcool. Mi spiace se ad un certo punto hai sentito il bisogno di persone così, e io non lo sono e mai lo sarò. Io sarò sempre la ragazza un po’ troppo solitaria e riflessiva che preferisce stare con un’amica da sola a parlare, parlare e basta. Quelle come me, che preferiscono parlare seriamente di qualcosa e non passare la giornata a discutere di cose inutili e futili sono rare ormai. Tu lo eri, tanto tempo fa, ma non più. Forse non sono migliore né peggiore di altri, ma ho un mio perché, un mio specifico modo di essere, non mi faccio trasportare dal vento, che come capita capita. Tu trovala un’altra amica che ti sorregga nonostante tutto, nonostante a volte tu non ci sia per lei, nonostante i messaggi senza risposta, nonostante le sparizioni senza motivo. Ti sfido a trovarla e tenerla stretta senza che si stanchi come mi sono stancata io. Trovala un’altra cattiva come me ma allo stesso tempo che sa essere la più dolce del mondo. Qualcuna che sa dividere le conoscenze di comodo con cui uscire e le amicizie vere. Qualcuna che è talmente razionale che non si può fare altro che abbracciarla perché è l’unico modo con cui si scioglie un po’. Ti manco lo so. Ti mancherò ancora di più a ogni nuova persona che incontrerai e che sarà stupida, che se verrà a sapere che leggi ti riderà in faccia, che non pensa ad altro che al vestito nuovo che ha comprato. E mi rimpiangerai perché la cosa bella è che sei stata tu a mandarmi via, a farmi stare così male da farmi mandare a fanculo tutto il noi che era rimasto.
Tu non mi manchi. Perché una come te, una indecisa come te, una orgogliosa come te, una che si crede speciale come te, io la trovo in ogni angolo, tranquilla.
mercoledì 22 maggio 2013
Tra qualche mese compio vent’anni, la fine del “teenage” e blablabla. I miei genitori mi hanno chiesto se volevo organizzare qualcosa. Lo chiedono tutti gli anni, e mi sento sempre un po’ in colpa quando dico che non ho voglia di festeggiare. Non ho festeggiato i miei 18 anni, in realtà non ricordo neanche l’ultima volta che ho fatto qualcosa. Sarà stato alle medie, tipo.
Ne parlavo anche con A. una decina di giorni fa, anche se di lei. Quando è diventata maggiorenne lei l’anno scorso (è ancora “piccolina”) non ha organizzato nulla perché era appena tornata da un anno di scambio culturale all’estero e pensavo che quindi avesse deciso così perché non si sentiva più legata con nessuno. Invece l’altro giorno mi ha detto che era perché si era resa conto che molta gente sarebbe venuta soltanto per “passare una serata”, e non per lei. E ho pensato che alla fine la ragione delle mie reticenze forse era proprio quella, più del mio non voler sentirmi al centro dell’attenzione.
Io non ho mai avuto molti amici, e nell’ultimo anno ancora meno del solito. Se dovessi organizzare una serata per il mio compleanno probabilmente le persone che vorrei con me sarebbero meno di una decina. Però non mi sento sola, perché le poche persone che ci sono ci sono davvero, anche se non ci sentiamo sempre, la loro presenza è sempre dentro di me e non mi fa sentire sperduta. D’altronde, se anche uno di quei tre, forse quattro “migliori” venisse a mancare io non so come farei.
Forse ho una vita sociale triste, perché non chiamo tesoro chiunque mi capiti davanti e neanche loro, neppure loro perché non sono incline a tenerezze fisiche, preferisco cercare di esserci e preoccuparmi, nel mio piccolo modo patetico. Più volte ho capito di sbagliare a fare così, ma continuo imperterrita, prima o poi tutto il bene mi tornerà indietro, forse sta già tornando. Lo so.
martedì 21 maggio 2013
Con lui mi viene sempre così tanto da ridere. A lui piace quando rido, dice che sono bella, anche se io non ci credo, penso di avere una bocca enorme e un po’ mi vergogno di ridere in pubblico. Con lui no, non è mai stato così, mi sono sentita a mio agio fin quasi dal primo momento. Con lui però a volte mi chiedo se non gli abbia detto quel ‘ti amo’ troppo presto, forse avrei dovuto aspettare, perché, rispetto a quanto lo amo ora, due anni fa non era niente, niente.
Il problema è che non sono riuscita a vedere il confine tra la cotta e l’amore, con lui. A un certo punto con lui ho smesso di considerarmi l’eterno problema, l’eterna lagna, sempre quella di cui nessuno ha bisogno, ecco tutto. Lui ha provato a convincermi (e in parte c’è riuscito) che vado bene così, che non c’è nulla che dovrei cambiare in me, che non sono ‘meno donna’ se mi comporto in certi modi ogni tanto, che resto bella lo stesso, che non dovrei inventare qualcuno che non sono. Mi ha reso libera, eppure penso sempre se tutto ciò che abbiamo condiviso all’inizio della nostra storia non fosse stato troppo frettoloso, che forse avremmo potuto ancora viverle certe cose, forse più pienamente.
Non è mai tardi per dire di amare qualcuno ma se invece fosse troppo presto? Se con questo tutto il condiviso diventasse scontato, i baci per strada, le parole non dette ma alla fine confessate comunque sotto l’intimità delle coperte, sussurrate senza guardarlo negli occhi. Forse è vero che può essere troppo presto per dire a qualcuno che non non aspettiamo ormai altro se non lui, le sue labbra, guardare insieme le stelle e piangere e sfogarsi sulla sua maglietta, trovare un riposo tra le sue mani che riscaldano mentre il mondo intorno continua il suo ininterrotto giudicare e puntare il dito. Forse può essere troppo presto dire a qualcuno che tutte le preoccupazioni vanno via per un momento se c’è lui, che per una volta viene la voglia di vivere, di abbracciarlo e di ridere, di farsi regali stupidi ma inaspettati e quindi belli, di farsi toccare i capelli anche se prima ci dava davvero tanto fastidio se qualcuno lo faceva. Forse può essere troppo presto, sempre troppo presto dire che ancora non ci si crede che una persona simile ha scelto proprio noi, che ci ha resi migliori e degni di guardarci allo specchio e salutarci la mattina con allegria.
Ed è per questo che ultimamente sto ridendo di più.
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