Questo non è un blog, è un diario. Quindi se vi annoia leggere le giornate noiose di una ragazza noiosa non faccio per voi, davvero. Sono di Roma, mi piace leggere, suonare il piano e i gatti.
giovedì 28 marzo 2013
Ricordo quando uscivo per strada e guardavo tutte quelle ragazze che erano così belle e sorridenti e avevano i vestiti e i capelli abbinati e perfetti e io ero troppo alta, mal vestita e un brutto anatroccolo che aveva paura persino di guardarsi allo specchio.
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martedì 26 marzo 2013
Dall’autunno scorso ho iniziato a frequentare un corso di Pilates, dopo anni e anni di piscina avevo deciso che volevo cercare di tenere in forma un po’ tutti i muscoli del mio corpo, da più piccola facevo anche danza classica e Hip Hop e lo streching, gli sforzi muscolari mi mancavano, non nuotando a livello agonistico il mio livello di prestanza fisica lasciava un po’ a desiderare.
Inoltre si è aggiunta una componente non indifferente: la comparsa sul mio corpo di tracce di cellulite, dovute forse al fatto che ho iniziato a portare l’anello. Prima non ne ho mai avuta, perché ero (e sono) molto magra. Si vede soltanto se stringo le cosce, le mie amiche mi prendono in giro perché “anche i bambini hanno la cellulite, dai” (ma dove?!), ma quando me ne sono accorta sono andata in paranoia.
Non mi sono mai vista bella, neanche carina, ma il mio corpo dalla vita in giù era qualcosa di cui ero piuttosto fiera, e ora è andata così.
Quindi ho iniziato a evitare bevande gassate e andare in palestra, e sembra che le cose stiano andando meglio, oppure non ci faccio più tanto caso io.
Ma la voglia di andare in palestra si è abbassata, una volta sì, una volta no, eppure vivo con la paura di ricominciare a ossessionarmi per le imperfezioni nel mio corpo, cosa che non avevo mai fatto prima.
Mi chiedo se sia l’unica ad avere queste paranoie tutte d’un tratto.
sabato 16 marzo 2013
Persone che restano, persone che se ne vanno. Negli ultimi due anni ho raggiunto una sorta di equilibrio in merito, seppure con alti e bassi. Forse tutto questo è dovuto anche al fatto che ho raggiunto un mio equilibrio interiore, la mia autostima è arrivata ad un livello accettabile e non ho più terrore di fare o dire qualcosa di ‘sbagliato’. Ovviamente succede, ma non è più una tragedia per me, come lo ero prima.
Nonostante fossi una persona difficile, nella maggior parte dei casi non sono stati gli altri ad andarsene, sempre io. A volte per non essere lasciata lasciavo io per prima (‘lasciata’ in senso lato, parlo soprattutto di amicizie), ma più spesso per altri motivi. E sono stata additata come quella cattiva, quella acida, la stronza. Ma cosa hanno fatto gli altri per mettermi nelle condizioni di restare? Per troppo tempo sono stata data per scontata da tutti, come quella da calpestare perché ‘tanto non reagisce’, come quella che va bene come spalla su cui piangere e su cui sfogarsi, ma che nelle condizioni normali se esiste o no fa lo stesso. Ad un certo punto ho deciso che non potevo più trattarmi così. Lasciarmi trattare così. Chi non è in grado di ascoltarmi, in grado di comprendermi, non merita che io esista per loro. E me ne sono andata. Alcune volte in silenzio, in punta di piedi, cosicché se ne sono accorti soltanto quando era troppo tardi per recuperare. A volte con grida, parolacce e pianti, con tentativi di recupero e perdite definitive. Ci sono state anche volte in cui colui da cui volevo andarmene mi ha ripresa violentemente con sé, anche perché in fondo ancora ci credevo.
Comunque sia non me ne sono mai andata prima di essermi assicurata che la persona in questione non avrebbe alzato un dito perché restassi. Non fraintendetemi, credo di aver sofferto molto più di chi invece è restato. Con qualcuno ho sperato di poter tornare in condizioni migliori, e ci ho provato ma senza successo.
Ho il terrore di restare soltanto per abitudine, o per paura della solitudine. Penso ci vuole più coraggio per andarsene, è facile restare ed abbozzare, l’ho fatto per così tanto tempo. E non credo che chi resta in questo modo sia una persona migliore di colui che se ne va. Le persone migliori in assoluto sono sicuramente coloro che combattono per coloro che amano, che combattono per rimanere, per ciò che ritengono importante. Io invece non ne sono in grado, preferisco combattere distaccandomi, combattere per me stessa, per sentirmi migliore. Amare è stupendo, ma amare se stessi lo è ancora di più.
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giovedì 14 marzo 2013
Sto leggendo ‘The perks of being a wallflower’, un po’ per curiosità un po’ perché il film l’ho trovato davvero molto bello e anche molto triste, e c’erano delle parti che non avevo ben capito che volevo approfondire. Non so se sia stato questo l’intento dell’autore, ma dopo un giorno che lo divoro tutto il mio stato d’animo è cambiato. Da stamattina che mi sentivo felice, persino carina, ora mi sento malinconica. Penso a tutte le cose fastidiose che mi sono capitate durante la giornata, gli sguardi di F. con un’altra nostra collega mentre parlavo di qualcosa, chiaramente *ma questa che sta a dì*, il senso di solitudine generale e le espressioni accondiscendenti. Mi sento stramba, e che merito di essere sola. Mi comporto in modo cattivo con gli altri perché cerco di convincermi che io sono meglio, e gli altri sono stupidi, io sono intelligente. Mentre magari (senza magari, ovviamente è così!) è tutto il contrario, sono io a dire cose fuori posto alla situazione, a comportarmi in modo estraneo al buon senso comune, sempre e comunque. Cerco di non farlo, ma è difficile, e l’oppressione al petto nel vedere che le persone che vedo tutti i giorni non mi considerano neanche, o mi considerano come quella ‘strana’, non mi fa piacere, per niente.
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