Questo non è un blog, è un diario. Quindi se vi annoia leggere le giornate noiose di una ragazza noiosa non faccio per voi, davvero. Sono di Roma, mi piace leggere, suonare il piano e i gatti.
mercoledì 24 aprile 2013
Una cosa che ho notato è che quando scrivo di lui, o quando provo a scrivere di lui, quando se ne è appena andato, quando ho fresca nella memoria un’immagine di me e lui insieme, le sue coccole, i suoi baci, le sue vene sul braccio diventa tutta una descrizione fisica, usandola come metafora per descrivere invece qualcosa di più grande, di più profondo che è soltanto dentro di me e non riesce ad affiorare in superficie. Chiunque leggerà quello che scrivo di me e te, avrà un immagine di noi, magari si sentirà affiatato a noi, ma non comprenderà mai a pieno. Se invece tu non ci sei, se abbiamo litigato, se penso che sia finita, se sono in un viaggio e non ti vedo da settimane, allora quello che affiora non è più il noi, ma le mie speranze, le mie delusioni, le mie tristezze, e così credo che sia per chiunque altro. L’immagine che si dà non è più neanche un pallido riflesso quanto la rappresentazione di ciò che noi vogliamo, l’immagine distorta di ciò che noi ricordiamo.
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